Tempus fugit
Non raccolgo i petali disseminati sul cammino per paura di avvicinare la mano e scoprire che si tratta solo di ologrammi. Non so se convenga di più fugare il dubbio una volta per tutte o persistere nell’incoscienza; e nel frattempo molte cose transitano sul mio stesso sentiero e non si arrestano.
Mi sento minacciata da persone alle quali ho accordato molto di più del semplice saluto e – sia che sia un timore fondato, sia che si tratti di un’ingiustificata psicosi – questo è male, perché l’unica ad avere tutto da perdere sono sempre e soltanto io. Comunque vada, l’incanto è spezzato, l’innocenza è svanita e la confidenza, (che già non abbondava), adesso è totalmente estranea. Ed è tutto figlio di questa sfibrante attesa, di questa avvilente incertezza per la quale io non sono affatto tagliata. Vivere giorno per giorno, senza avere nemmeno qualche sia pur misera anticipazione del futuro non fa per me. Se almeno ricevessi degli input un po’ meno contraddittori! Perché quando si tratta di inferenze il mio cervello parte al galoppo e troppo spesso fraintende, travisa e vorrei davvero che questo non fosse uno di quei casi. E vorrei che i minuti la smettessero di prendere la rincorsa…
Listening to:
Un altro giorno è andato – Francesco Guccini
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