Sembrava un’inezia. Il capriccio di un momento. E, invece, mi sta prendendo la mano. A volte mi pare tutto talmente ovvio e promettente; altre vedo strani fantasmi che si incuneano in ogni pertugio ed ho paura.
Mi innervosisce il sospetto che le cose possano essere molto meno evidenti di come credo siano e che questo piccolo grumo di illusioni possa sublimarsi come un dischetto di ghiaccio secco e volatilizzarsi per sempre. E mi manca il tempo, lo vedo disperdersi in un’emorragia che non può essere tamponata…
Non mi sento a mio agio adesso che il ticchettio dell’orologio ricorda il battere cadenzato di un piede impaziente, ed esige che sia io a fare qualcosa. Ma cosa? Come riuscire a smuovere le acque senza esserne travolta qualora in conseguenza di ciò si scatenasse la tempesta? Sento l’ansia lievitare mano a mano che si avvicina la scadenza dell’ultimatum e con essa il senso di impotenza e di rabbia, perché, per una volta, una volta soltanto, avrei desiderato che il destino manifestasse un po’ più di pietà per questo ammasso straziato di membra. Avrei voluto che questa volta fosse diverso. Anche se ho ostentato distacco, se ho professato disinteresse e se pratico il più assoluto dominio di me.
Listening to:
Exit music (for a film) – Radiohead
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