Come quando si prova ad andare avanti fingendo che non sia importante quel piccolo foro, come di proiettile, che si è creato in centro all’anima. Eppure non si può celare il sottile rivolo di sangue che riga la superficie.
Come quando stringo i pugni per fermare il tremito incontrollabile delle mani, ma non riesco a bloccare i sussulti che scuotono tutto il resto.
Come quando dico le cose giuste alla persona sbagliata per non sentirmi soffocare dal loro peso, ma non serve a niente perché non era quello il loro destinatario.
Come quando scrivo queste righe per sfogarmi, ma ottengo solo di inasprire l’afflizione che a poco a poco sta ridimensionando i miei confini corporei e mi sta facendo diventare infinitamente piccola.
Come quando sento la necessità di urlare ma mi trattengo, perché se iniziassi a farlo non smetterei più e non posso permettermelo.
Come quando provo a distrarmi, ad uscire, a stare dietro a tutte le routine quotidiane, ma non esiste una città abbastanza grande o caotica che possa confondermi al punto da non pensare e non ci sono occupazioni tanto impegnative da essere totalizzanti.
Listening to:
The end has no end – The Strokes
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