
Io ho amato il primo Ben Harper, non certo quello divenuto fenomeno di massa. Per intenderci, non quello di “Diamonds on the Inside” o “Both Sides of the Gun”. Non l’Harper radiofonico, quindi. Ho amato Ben ai tempi di “The Will to Live” e “Welcome to the Cruel World” e poi ho continuato ad apprezzarlo con “Burn to Shine” e, soprattutto, ho letteralmente consumato il meraviglioso doppio “Live from Mars” a forza di ascolti.
Dopo questa necessaria premessa, posso tranquillamente affermare che è assurdo che mi piaccia “Lifeline”. Quest’ultimo disco rappresenta solo una nuova tappa nella degenerazione dell’artista che ci scuoteva con pezzi di denuncia sociale come “Excuse me, Mr.”, che commuoveva con ballate come “Please, bleed” e che cantava gioiosamente di madri lesbiche in “Mama’s got a girlfriend now”; quello attuale non pare più lo stesso uomo di “Like a king” o “Faded”, né quello di “Roses from my friends” o “Burn one down”. Quell’Harper lì, il vecchio Ben, non aveva nulla a che fare con il compiaciuto artista di “There Will be a Light” o di quest’ultima fatica discografica.
Eppure, inspiegabilmente, questo disco mi piace. Certo, non diventerà mai uno dei miei album fondamentali, però continuo ad ascoltarlo da un po’, anche se – ahimè! – suona troppo simile a Jack Johnson. Mah! Sarà che in alcuni pezzi mi ricorda l’amato Neil Young? Non so. E la cosa mi preoccupa alquanto…
Listening to:
Fight outta you – Ben Harper
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