Ancóra

Prima a Torino. Ieri a Molfetta. E in mezzo, in mille altri luoghi, a macchia di leopardo. Sono migliaia. Ne parliamo per un po’, poi ce ne dimentichiamo. Salvo tirarli in ballo nuovamente per fini elettorali (il riferimento a Veltroni e alla vicenda ThyssenKrupp non è casuale), per cercare di conquistarli: per avere il loro voto o schierarli nelle proprie liste come specchietto per le allodole nei confronti dei loro colleghi. Come se potesse essere credibile che un partito candidi contemporaneamente Matteo Colaninno e un operaio. E che di entrambe le categorie difenda le prerogative.
Ci accusano, noi di sinistra, di essere sempre sospettosi e ingenui, di scagliarci sempre contro le “forze produttive” senza le quali il Paese sarebbe già affondato. Guardatevi attorno: il Paese è in stato di avanzata decomposizione da anni. Le cosiddette “forze produttive” non fanno che creare ricchezza per sé e nessun altro. Così è sempre stato. E in nome di questo, di un profitto che deve essere massimizzato (secondo la regola aurea della teoria neoclassica), si possono sacrificare la sicurezza e la vita di quelli che, loro sì vere forze produttive, vanno ogni mattina a prestare il proprio lavoro nei capannoni e nelle fabbriche e nei cantieri. Che vanno a creare quei beni che si convertiranno nei capitali che a loro volta diventeranno case da sogno e auto di lusso, gioielli, lifting, trapianti di capelli, viaggi, chalet in montagna, terrazze sul mare e titoli azionari e immobili vari, e quanto di altro si possa immaginare.
E sono stanca di sentir dire che la colpa di tutto questo è la mancanza dei controlli, perché rendere sicuro il posto di lavoro dei propri dipendenti dovrebbe essere un imperativo morale e i controlli dovrebbero essere solo un qualcosa di pleonastico. E non sopporto le facce di circostanza dei sindacalisti ammanicati con i padroni, che quando l’irreparabile è già successo piangono sul latte versato. E mi fa venire il voltastomaco vedere che tutti i partiti principali rincorrono gli imprenditori e gli industriali e nessuno si preoccupa davvero dei lavoratori.

Poi mi si chiede perché mi disturbi tanto l’idea di votare per il PD: ecco perché! Ed è per questo che non lo farò. Non sono nostalgica e non permetto che come tale mi si etichetti, ma non riesco a sopportare l’idea di un mondo nel quale la sperequazione sociale sia data per scontata e non sia più vista come un motivo di scontro ed un movente per la protesta. Ancor meno sopporterei di dare un contributo fattivo alla realizzazione di tutto questo.

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