Malinconica consapevolezza

Sarò vigile, ma non aspetterò. Detesto confidare nell’ineluttabilità degli eventi e il determinismo mi ripugna. Non sopporto il pensiero che esista il destino e che gli esseri umani siano eterodiretti da forze superiori e invincibili, i cui piani non è possibile deviare, se non in maniera impercettibile. E non credo nemmeno nel caso. Credo nella volontà e la volontà non ha bisogno del GPS.

Ho atteso per troppo tempo con fiducia rassegnata che le cose imboccassero quella che sembrava potere e dovere essere l’unica strada; ma, per quanto sia ben disposta ad accettare che a volte i cammini debbano essere tortuosi e che certe verità non siano sempre a portata di mano e che prima di cercare qualcosa si debba capire di esserne privi e che a volte questa consapevolezza arrivi in ritardo, perché persiste una sindrome simile a quella dell’arto fantasma, credo che ormai anche il più arzigogolato dei percorsi sarebbe stato completato, se solo lo si fosse intrapreso. E non vedo perché io dovrei rimanere immobile all’arrivo, se chi avrebbe dovuto partire non si è preso la briga di farlo.
Sarò vigile, perché – anche se il caso non esiste – le volontà sono molte e molte variabili possono generare imprevisti, ma non aspetterò perché una volontà immobile non è altro che una resa silenziosa, un lutto che non esplode mai e che, proprio per questo, non potrà mai cicatrizzarsi e io, invece, penso che adesso sia il momento di guarire.

Listening to:
Cataracts – Andrew Bird

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