We’re after the same rainbow’s end
waiting ‘round the bend…
Il giorno dopo Natale. Un pomeriggio come tanti. La piacevole sicurezza dell’abbraccio del mio maglione pesante grigio, la luce spenta e una canzone in sottofondo per pensare a quanto sarebbe bello se la mia vita fosse uscita direttamente dalla penna di uno di quegli sceneggiatori della Hollywood mainstream degli anni ’60 con il vizio del lieto fine. Se fosse così, avrei i capelli sempre in piega perfetta e le unghie curate, le ciglia finte, deliziosi vestitini con la gonna a corolla e probabilmente porterei orecchini di perle. Potrei starmene tranquilla, nonostante le contrarietà quotidiane, sicura che tutto sia destinato inesorabilmente a risolversi positivamente e che sia solo questione di tempo. Basterebbe semplicemente avere pazienza, e nemmeno troppa: si tratterebbe appena di attendere per un centinaio di minuti.
Invece, non riesco a guarire dall’onicofagia, mi si smagliano i collant, indosso quasi sempre vecchi jeans, ho spesso i capelli arruffati e le occhiaie. Nonostante abbia compiuto venticinque anni, ogni tanto mi spunta ancora perfino qualche brufolo. Insomma, niente che lasci presagire un finale scontato…
Listening to:
Moon River – Henry Mancini
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