Stasera, ripensandoci, con il cuore e lo stomaco in subbuglio, mi dico che
forse in fondo la vita è così: molta disperazione, ma anche qualche istante
di bellezza dove il tempo non è più lo stesso. È come se le note musicali
creassero una specie di parentesi temporale, una sospensione, un altrove
in questo luogo, un sempre nel mai. Sì, è proprio così, un sempre nel mai.
Non preoccuparti, Renée, non mi suiciderò e non darò fuoco proprio a un bel
niente. Perché d’ora in poi, per te, andrò alla ricerca del sempre nel mai.
La bellezza, qui, in questo mondo.
Queste ultime righe le ho lette con estrema fatica, cercando di interpretare i segni confusi che vedevo attraverso la spessa patina umida che ormai aveva rivestito i miei occhi e aspettava solo che arrivassi alla fine per potersi finalmente staccare e colare giù. Quindi ho richiuso il libro, l’ho stretto forte tra le mani gelate, mi sono raggomitolata su me stessa come un gatto e ho messo la testa sotto la coperta, perché il mio pianto sommesso risultasse ancora più attutito e nessuno in casa potesse sentirlo. Tutti erano già a dormire e non mi piace disturbare. Ma, soprattutto, avrei detestato essere disturbata. Non sopporto che qualcuno m’interrompa quando mi abbandono a una commozione autentica e non riesco a piangere “in pubblico”.
Avvolta nel buio caldo della coperta mi è sembrato di sentire un rumore cadenzato, come di passi dentro il cervello, ma era solo il mio cuore che, traboccante d’emozione, si era messo a galoppare. Sono rimasta così per dieci minuti abbondanti, incapace perfino di pensare, inchiodata dalla sensazione rara e preziosa di aver letto qualcosa che raccontava allo stesso tempo a me e di me. Pensavo di leggere un libro, invece stavo solo guardandomi allo specchio.
Listening to:
Il Paese è reale – Afterhours

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