Mi sento strattonata contemporaneamente in due direzioni opposte, come gli emisferi di Magdeburgo. Ma dentro di me non c’è il vuoto e, soprattutto, non sono d’ottone: io mi posso lacerare all’improvviso e sanguinare. E poi rimarrà ben poco da ricomporre.
Sono affossata dal peso di una felicità che intuisco essere possibile, ma che mi sembra di non meritare e alla quale, tuttavia, sento di essermi già sconsideratamente affezionata. L’estremo compiacimento e l’immensa gratitudine che provo si stemperano in un senso di colpa opprimente, perché sono fin troppo consapevole di essere stata di gran lunga sopravvalutata. E l’impazienza sfuma sempre nel timore viscerale che salti fuori in tutta la sua oscena evidenza la mia totale e irredimibile inadeguatezza.
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Educazione all’inverso – Moltheni
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