Mentre navigavo distrattamente su Internet, sono inciampata in un racconto di Marco Lodoli che si è rivelato l’ennesimo messaggio acausale piovutomi addosso all’improvviso. Ora gli eventi di questo tipo non mi sorprendono più, non mi spaventano, non mi fanno sentire eterodiretta; anzi, adesso ogni segno mi rassicura come una conferma incisa sulla pietra. Troppe cose sono successe per poter pensare ancora che ci siano dei nodi da sciogliere, che mi debba difendere dall’idea che questa sia una fulgida manifestazione di quello che qualcuno chiamerebbe “il destino”.
Questo destino all’inizio era una sensazione strana, una sorta di riconoscimento incosciente, una fiducia poco accorta basata su niente più che una voce che suonava inspiegabilmente familiare. L’insensata consapevolezza di non essermi mai sentita estranea, nemmeno per un minuto, e la certezza che non mi fosse mai successo in precedenza. Poi, con il passare dei giorni, è diventato una lunga sequenza di frasi e gesti e racconti, con ogni elemento che si accordava all’altro in maniera non accidentale, incastrandosi perfettamente nello spazio designato. E tutto a un tratto è stato un odore, che riuscivo a sentire anche stando da sola nella mia stanza. E poi il tornare alla mente di quell’idea curiosa che avevo da bambina (quasi una certezza, per la verità, anche se con gli anni l’avevo dimenticata) che da grande – chissà perché! – mi sarei innamorata di una persona con gli occhiali.
Listening to:
Criminal – Gotan Project
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