Imperdonabile

La passione della perfezione viene tardi. O, per meglio dire, si manifesta tardi
come passione cosciente. Se era stata una passione spontanea, l’attimo, fatale
in ogni vita, del «generale orrore», del mondo che muore intorno e si
decompone, la rivela a se stessa: sola selvaggia e composta reazione.

In nome di una passione tanto incosciente, paragonabile per illusorietà e pericolo alla volontà di Icaro di volare verso il sole con le proprie ali di cera, spesso repentinamente mi assale una paura scura e viscosa come una melassa venefica. Non è tanto la prosaicità del mondo a scoraggiarmi, quanto l’impossibilità di realizzare da me o di cogliere in me la bellezza alla quale ambisco, scoprendomi, invece, sempre meccanica, ridondante e ripetitiva, osservandomi e riconoscendo un’insignificanza esteriore degna di una stringa di numeri binari.

Tremo e temo di essere solo un surrogato ben dissimulato di ciò che a volte si ritiene che sia e che, nel momento in cui non si sarà più distratti dal riverbero superficiale e si sarà capaci di guardarvi attraverso, mi si consideri con fastidio, come un’esorbitante promessa che non può essere mantenuta.

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