Guardo vecchi film in bianco e nero e leggo Steve Erickson. Ascolto incisioni de Lo zoo di vetro di oltre mezzo secolo fa e non dormo. E, se dormo, dormo un sonno senza sogni o popolato da figure del mio passato remoto con le quali credevo di aver ormai chiuso tutti i conti. In entrambi i casi, è un sonno senza requie.
È un tempo tenacemente immobile. Nonostante il trascorrere delle ore e dei giorni, nulla procede, tutto si ripete con snervante monotonia. Il divenire pare cristallizzato in attesa di risposte impossibili, perché le domande sono quelle sbagliate. No, non è questo! Le domande sono semplicemente insufficienti, perché troppo timide. Provo a vedere cosa ci sia al fondo del burrone, restando però a cento metri dal precipizio: cosa spero d’intuire da qui? La verità è che ho paura di sanguinare, temo di aprire brecce che non potranno mai rimarginarsi e allora rimango a metà strada. La posizione peggiore che si possa mantenere…
L’unico antidoto che ho, il solo che conosca per questa pavida inerzia, è osservare ferite affini esposte da altri agli occhi del mondo, sperando di poter apprendere qualcosa per assimilazione. Ma quel che rimane a galleggiare in superficie alla fine non sono risposte, bensì ulteriori quesiti.
Mi capita, a volte, di sentirmi più vicina a personaggi mai conosciuti di tempi remoti – più commossa dai loro drammi, più partecipe delle loro sofferenze, più affine alla loro visione e alle loro caratteristiche – di quanto non mi senta attirata dall’umanità che incontro ogni giorno. Mi chiedo se sia un segno ignominioso di totale mancanza di compassione, oppure se questo essere capaci di soffrire retrospettivamente, di sentire il bisogno di proteggere quello che non solo è già morto, ma addirittura già decomposto, non sia una testimonianza di suprema empatia.
Riesco a perdonare ciò che è estraneo o passato e sono spesso spietata con il noto e il presente, costretta da una cecità rabbiosa, che impedisce qualsiasi distanza e lucidità di giudizio. E non capisco se sia bene o male questa inflessibilità crudele e insindacabile. Se sia la nobile difesa di valori da custodire o, più banalmente, un arroccamento stolido e cocciuto.
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