Apostasia

Che genere di dio sei, tu che non distingui offerte e offese?

Che genere di dio sei, tu che, purché provenga da me, tutto consideri con indifferenza o sdegno?

Che genere di dio sei, tu che hai leggi contraddittorie e non imparziali?

Che genere di dio sei, tu che ad alcuni chiedi l’impossibile e perdoni ad altri di non aver fatto nemmeno l’indispensabile?

Che genere di dio sei, tu che tra la tua progenie hai distribuito patenti di divinità e d’insignificanza con inammissibile arbitrio?

Che genere di dio sei, tu che hai chiesto il sacrificio della mia adolescenza?

Che genere di dio sei, tu che impassibile l’hai guardata dissanguarsi come fosse una visione qualunque?

Che genere di dio sei, tu che hai scritto le tue promesse nell’acqua di un fiume impetuoso?

Che genere di dio sei, tu che ancora e ancora mi hai illusa e poi tradita?

Che genere di dio sei, tu che per tutti hai comprensione e per tutti hai un perdono, meno che per me?

Che genere di dio sei, tu che distribuisci premi e colpe, sia quelli che queste immeritati?

Che genere di dio sei, tu che usi misericordia agli uni e implacabilità con gli altri?

Che genere di dio sei, tu che a tutti profetizzi il bene e per me intravedi solo un presente e un destino infelici?

 

Io ti rinnego.

E rinnego ogni mitezza e ogni accondiscendenza, avendo nelle viscere il dolore di chi sa che l’abiura è tardiva e non serve a recuperare quello che è perduto.

Fuori dalla tua nazione, lontano dalla tua legge, posso finalmente sottrarmi al mio “peccato originale”, che in verità, se fossi onesta come ti proclami, sapresti non essere affatto mio. E, pur dolente e in ritardo, posso pensarmi finalmente libera di scegliere da sola l’unità di misura con cui soppesarmi.

Listening to:
Song to the siren – Tim Buckley

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