Paralipomeni

Be cheerful; wipe thine eyes.
Some falls are means the happier to arise.

Gracile e tremolante sotto il peso di una decisione inopinata e gravida di conseguenze, con l’andare del tempo rispunta un senso d’identità. I contorni di questo essere che ero abituata a chiamare “io” paiono meno sfumati, i suoi tratti meno estranei e perturbanti. Ogni giorno, insieme alla voglia di studiarmi e soppesarmi per comprendere da dove abbia evocato coraggio e fermezza a sufficienza per scegliere questa solitudine incerta e scomoda e inquietante, si irrobustisce il desiderio di recuperare passioni, abitudini e rituali abbandonati come la pelle vecchia dei serpenti. Riaffiorano liberamente immagini, suoni, gesti e gusti, che per pudore si era evitato di condividere o per compiacenza si era accettato di sconfessare e – senza nostalgia, bensì con la forma mentis analitica dello scienziato – li si può rivisitare. Gelosamente custoditi nei recessi della memoria, non sono andati perduti e riconsiderarli, una volta giunta al di qua del guado, aiuta a recuperare la percezione di ciò che era il “prima”, a ricostruire l’identikit della ragazza che fui e riconoscerla ancora tenacemente presente, nonostante una lunga fase di latenza.

I ricordi restituiscono struttura al flusso magmatico dei pensieri e permettono – oh, sorpresa! – di rintracciarmi, debole ma irriducibile, mutata eppure costante, a dispetto di tutto. Omettere, rinnegare e trascurare per condiscendenza non è stato sufficiente a estirpare, cancellare e relegare nell’abisso impenetrabile della dimenticanza definitiva e inappellabile ciò che era (o si pensava sarebbe stato) deriso, criticato e sminuito ed è una rinfrescante scoperta, che mette la prima boa di contrasto a questa improvvisa e frastornante deriva.

Listening to:
I’m not down – The Clash

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