Assuefazione coatta

[…] So Eden sank to grief,
so dawn goes down to day.
Nothing gold can stay.

Vecchia. Sfiorita. Piena di amarezza. Nel cuore una schiera di cenotafi a commemorare le possibilità abortite. Porte ormai inespugnabili serrate da mille chiavistelli.

Fossi almeno diventata cinica, potrei sorridere con sprezzatura di questa malinconia che rimpiange l’adolescenza mai davvero vissuta, la giovinezza consegnata incautamente a chi non poteva – o non voleva? – lasciare che sbocciasse e con loro tutte le strade non percorse, le profezie confutate, le ribellioni mancate. Ma resto oscenamente sentimentale come i ragazzini, a cui bastano due note di una canzone per avere il cardiopalmo. O come gli anziani, a cui non servono altro che un suono, un nome, un ricordo sbiadito per imbarazzare gli astanti con un’insopprimibile, impudente, liquida commozione.

Come si fa ad accettare una mezza età incalzante, se tra questa e l’infanzia c’è solo una voragine? Come si fa a congedare il desiderio della spensieratezza e di un’incosciente gioia di vivere mai provate? Come ci si rassegna a un’esistenza Biedermeier senza essere potuti passare prima per lo Sturm und Drang?

Trovare le risposte a queste domande è un esercizio ozioso. La vita, imperiosa, propone minestra o finestra. All’urgenza del tempo non si sfugge: al massimo ci è dato di rassegnarci alla sua tracotanza.

Ci si abituerà anche a questo. Non c’è altro che si possa fare.

Listening to:
Equilibrio – Moltheni

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