“Hope” is the thing with feathers –
That perches in the soul –
And sings the tune without the words –
And never stops – at all –
Sperare. Che sciocchezza! Ché l’età dovrebbe aver dettato prudenza e i fatti della vita disincanto. Quaranta non sono ancora troppi anni, ma abbastanza per essere già molti e varrebbe davvero la pena di capitolare, accettare che ormai si possa raccogliere solo qualche premio d’autunno, sommesso, residuale, orfano di fiamma, caldo scemante di brace. Rassegnarsi che il meglio sia trascorso e che l’abbiamo sprecato scommettendo su cavalli sbagliati, senza che se ne possa addossare la colpa ad altri che a se stessi, e che adesso non sia più possibile illudersi di azzeccare il vincente, ché – a esser saggi – ci si dovrebbe accontentare di imbroccare un piazzato, e sarebbe già molta grazia.
Eppure questo vizio atroce incalza ancora, insinuando il dubbio conturbante che non possa essere tutto qui, che debba essere stato tenuto in serbo per noi un incontro numinoso o una svolta fatale o una sincronicità sbalorditiva, in grado di sviare la nostra vita su un binario differente, che porti a un diverso finale. Un epilogo che certamente non potrà avere le scintille promettenti della primavera, ma che conservi, tuttavia, l’incendio rigoglioso dell’estate.
Listening to:
Anthem – Leonard Cohen
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