The rainbow never tells me
That gust and storm are by –
Yet is she more convincing
Than Philosophy.
Fuori dalla finestra palpitano le luci natalizie del vicinato, in un’intermittenza convulsa di blu, giallo, rosso e verde. Fiduciosa di poterle artigliare, la gatta insegue le macchie variopinte proiettate sulla parete e non si scoraggia con l’ammassarsi dei fallimenti. Persiste, stoicamente incallita e per nulla pragmatica.
Diverte e fa tenerezza osservarla tentare di catturare l’aria immateriale. Chissà cosa immagina siano quegli aloni in tinte vivaci! Magari, a dispetto dell’età che avanza, ha solo voglia di sfogare un poco d’irruenza facendo esercizio, oppure vuole regalarmi un improvvisato teatro delle ombre cinesi.
Sarebbe bello poter davvero ghermire almeno uno di quei colori. Tanto bello che, come diceva una canzone che ascoltavo ossessivamente nel cuore dell’ultima estate del secolo scorso, “se ci fosse un metodo, vorrei che fosse il mio.”
Dio solo sa quanto bisogno si avrebbe, dopo tutto ciò che è stato, di un poco di arcobaleno. Ma l’arcobaleno germina dalle schermaglie tra luce e gocce d’acqua in sospensione, non dal fondo delle valli di lacrime. Sicché non ha senso illudersi che possa essere un risarcimento, che ci spetti in grazia del karma. Dopo il temporale si può solo procedere col naso in su, sperando di scorgerlo da qualche parte tra le case, a cavallo dei tetti. E probabilmente il solo metodo che abbia senso applicare è cercare di fare al contrario della gatta, evitando di perdere tempo dietro a simulacri. Poi, se è scritto che debba essere, sarà; altrimenti vorrà dire che non era destino.
Ut venit, sic narratur.
Listening to:
Editions of you – Roxy Music
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