Mare quasi d’inverno

baia del Tono Milazzo

Mar che ti volgi ovunque è riva e chiami,
Cuor che ti muovi ovunque è pena e l’ami:

Ritornan l’acque e i sentimenti al fondo,
Ma per salire puri ancora al mondo.

Due giorni di pioggia e tramontana pungente prodromici d’inverno, poi uno d’umido cupo e infine una domenica sontuosamente tiepida di cielo sgombro e sole sfrontato, quasi si trattasse di una premonizione primaverile. Non fosse che il tramonto cade ancora troppo in fretta, si sarebbe potuto pensare d’essere già in marzo, piuttosto che a un passo dal Natale.
Incoraggiati dal bel tempo, non è strano sia venuta voglia d’uscire a camminare e, per forza di cose, camminare qui non può voler dire altro che mare. Così s’è salutata la gatta, che – mezza assopita nel morbido conforto postprandiale della sua coperta sul divano – ha elargito in risposta nient’altro che regale indifferenza, e ci si è chiusi la porta alle spalle. Col solo equipaggiamento d’un disco a far compagnia e a fornire un poco d’atmosfera attraverso gli auricolari, ci si è avviati con l’intenzione d’andare verso levante e poi, al momento di svoltare, come se si seguisse un improvviso richiamo, s’è finiti per proseguire dritto e ci si è ritrovati a ponente, su quelle spiagge che immalinconiscono vagamente, per via di ricordi agrodolci con i quali la riconciliazione piena è tuttora di là da venire.

Un ondeggiare flemmatico e l’umido del brecciolino sotto le suole e l’azzurro a racchiudere dall’alto e dal basso l’angolo più dolce del promontorio e la luce gentile del lembo estremo d’autunno, come balsami a lenire gli unici sentimenti rimasti sospesi tra il passato e il presente. In grazia di questi magnanimi aiutanti, s’è completata un’ulteriore tappa del cammino in cui, un piede avanti all’altro, giorno dopo giorno s’annacquano la rabbia e la vergogna del troppo a lungo non aver saputo essere avvocati e custodi di se stessi. Vien quasi da pensare che, infine, ci si possa addirittura perdonare, ché di attenuanti se ne avrebbero d’avanzo.

E poi, tra tutte le cose che erano state sottratte, viene voglia di riappropriarsi sempre più anche della sintonia con questa lingua di terra, trascurata per non contrariare chi non faceva che vilipenderla, sapendo fin troppo bene quanto ciò straziasse e inseguendo precisamente quell’effetto. E, al di qua di una saggezza dolorosa – ma pure necessaria – e della gioventù trascorsa, viene soprattutto voglia d’immaginarsi al tempo futuro e desiderarsi, malgrado tutto e con un poco d’imprudenza, costantemente fedeli alla propria natura estranea al cinismo e priva di callo sul cuore.

Listening to:
Misery Lane – Being Dead

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