Spazzando il balcone, un fruscìo tra le piante. Da uno dei rami ormai spogli della buganvillea, un pettirosso sgargiante becca avidamente gli ultimi baccelli superstiti della senape bianca. La scopa poggiata in tutta fretta e la porta finestra richiusa in un istante, ché la coda dell’occhio ha captato la gatta riscuotersi dal dormiveglia, come l’istinto comanda, sicché la malagrazia di una zampata al visitatore pennuto è più di una probabilità.
A pericolo scongiurato, si sta dietro i vetri a guardare. Lei scornata e miagolante, io estatica e sorridente, gustando la fortuna di poter ammirare la creaturina impettita, mentre gode dei semi di quella pianta germogliata a sorpresa la scorsa primavera e che per tutta l’estate ha allietato coi suoi mazzetti di fiorellini gialli, chiedendo in cambio nient’altro che un poco d’acqua ogni tanto.
Non l’avevo mai visto nel quartiere un pettirosso prima d’ora: qui abitualmente bazzicano solo verzellini, ballerine bianche, merli, gazze, tortore, piccioni e gabbiani. E allora, pur sapendo che non è mia, questa bellezza tremolante, vaporosa di piume arancio e brune, voglio pensarla ugualmente come un dono per me e un buon auspicio, uno dei tanti, come la senape arrivata da chissà dove, ché qui attorno di campi non ce ne sono per chilometri.
La vita spesso pare una catena di sottrazioni, eppure, quando all’improvviso restituisce, stupisce con smodata larghezza. Anche nelle cose minute e quotidiane, che – a essere ricettivi – non hanno minor potere d’illuminare le giornate, ricordando che esiste una strabiliante Armonia, che tiene in equilibrio l’Universo e di tanto in tanto elargisce carezze.
Listening to:
Don’t cling to life – The Murder Capital
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