Senza rompere nulla

Spring is like a perhaps hand
(which comes carefully
out of Nowhere)arranging
a window,into which people look(while
people stare arranging and changing placing
carefully there a strange
thing and a known thing here)and

changing everything carefully

spring is like a perhaps
Hand in a window
(carefully to
and fro moving New and
Old things,while
people stare carefully
moving a perhaps
fraction of flower here placing
an inch of air there)and

without breaking anything.

Come una mano cauta e precisa, che sbuca dal nulla e cambia interamente lo scenario, la primavera ci sorprende ogni anno allestendoci una vetrina di fiori e cose note e cose nuove. Guardiamo rapiti, forse addirittura un poco inebetiti, la bellezza che la stagione dispone armoniosa sotto i nostri occhi. E viene quasi da pensare – con un egocentrismo candido, privo d’ogni traccia di malizia, come quello dei bambini – che tutto ciò esista apposta per noi, apposta per ubriacaci di gioia e di stupore.
Nell’ammirare tale prodigiosa perizia può capitare d’essere assaliti da uno spirito d’emulazione, che suggerisce di rassettare e ripulire anche le proprie cose. E non solo quelle materiali. Ma, se la primavera ha energia e destrezza sufficienti a poter far tutto da sola, noi non siamo altrettanto abili e vigorosi e per realizzare trasformazioni di rilievo siamo sempre costretti a chiamare in causa altre mani, che ci aiutino a riorganizzare accuratamente pure le zone che ci sono irraggiungibili o a spostare gli oggetti più ponderosi. Però, quando tra quelle che ci vengono tese scegliamo una mano, è sempre una scommessa, poiché non c’è modo d’avere in anteprima la certezza assoluta che sia sul serio giudiziosa e benefica. Quello, per disgrazia, è possibile stimarlo solo a posteriori, nel momento in cui eventualmente ci si ritrova a fare l’inventario dei cocci.

Perciò, se si è esperti nella conta dei frantumi, può succedere che la ritrosia prenda il sopravvento e si sia tentati di accontentarsi d’un rassegnato inverno ininterrotto, piuttosto che rischiare di doversi dare nuovamente al detestabile lavoro di ricomporre a uno a uno i pezzi. In fin dei conti sembrerebbe la decisione più oculata, se solo l’anima la smettesse di opporsi alla ragionevolezza e parteggiare per la primavera, insistendo col fare assillante d’un disco rotto nel ricordare la possibilità che esista la mano giusta. Quella capace non soltanto di destreggiarsi leggiadra tra gli oggetti, maneggiando perfino quelli fragili senza romperne alcuno, ma soprattutto d’ingentilirne la composizione in quel modo tanto inessenziale quanto incantevole – al pari della delizia superflua e impellente di un profumo – che non è possibile conseguire da sé.
Peccato soltanto che per concedersi l’opportunità di trovarla sia inevitabile andare volontariamente incontro al pericolo e molto probabilmente dover affastellare nel corso delle ricerche ancora nuovi cumuli di rottami. E che per trovare il coraggio di fare tutto ciò serva un’incoscienza forse incompatibile con l’età che ormai si ha.

Listening to:
The place where he inserted the blade – Black Country, New Road

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