Senape

Annuisce docile all’irruenza del ponente, scuotendo il giallo fiero della sua chioma novella, delicato ornamento all’esilità di steli svettanti su fusti tenaci e foglie di grossolana verzura, la senape imprevista – venuta da chissà dove – che pare il mio correlativo oggettivo. Entrambe indesiderate, spuntate per caso o per una volontà superiore imperscrutabile. Entrambe accomodanti, abituate a non chiedere nulla e farsi bastare quel che c’è. Entrambe a prima vista fragili, eppure d’una insospettabile robustezza. Lei s’inchina alle intemperie, si piega, ma resiste e ha già passato due inverni. Io incasso i colpi, a volte barcollo, ma sono ancora in piedi come un pugile ostinato. E nonostante tutto non mi è neppure passata la voglia di stupirmi, d’inseguire la meraviglia, di rintracciare la poesia anche nella ripetitività delle cose quotidiane. Come in questa senape bruna, che da due anni fiorisce a sorpresa sul mio balcone, quasi che se ne stesse lì a suggerirmi che l’improbabile non è necessariamente impossibile.

E io questo memento lo custodisco in una piega appartata del cuore, pregando che non sia un semplice monito, bensì una promessa.

Listening to:
Down in the tube station at midnight – The Jam

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