Siccità

Ché l’estate viene. Ma viene solo ai pazienti, che
attendono e stanno come se l’eternità giacesse avanti
a loro, tanto sono tranquilli e vasti e sgombri.

Nel nitrito dello scirocco l’estate morde il freno. La poca pioggia caduta nel pomeriggio adombrato di rena ramata non ha estinto l’arsura della terra, che pallida e screpolata spasima per ben più copiose libagioni. Ma il cielo neghittoso stenta ad adempiere il proprio dovere. Promette, illude, traccheggia e poi volubile tradisce l’attesa, l’estende ad libitum quasi con sadica soddisfazione. Sembra che non gli importi nulla della sete da basso, mentre a precipizio ci osserva – chissà se lo spettacolo è divertente – come noi guardiamo le processioni nere e alacri delle formiche, ammirati e sollevati che non sia toccata a noi un’esistenza tanto gravosa e monotona.

Aspetteremo ancora. Del resto cos’altro si può fare?

La natura ha un modo infallibile d’insegnare la pazienza. E com’è odiosa questa lezione! E com’è preziosa. Ché Dio solo sa quanto noi, uomini contemporanei con la fortuna di trovarsi nella parte satolla del mondo, abbiamo bisogno d’imparare che non tutto è a portata di mano o di clic, che non tutto è arrendevole alla prepotenza delle nostre voglie e docile alla tirannia dei nostri capricci, e che dalle gratificazioni immediate per lo più viene un appagamento mediocre, splendido e variopinto e breve come un fuoco d’artificio e che come un fuoco d’artificio una volta esaurito lascia nell’aria il vuoto e lo strascico di un olezzo sulfureo.

Listening to:
Linctus House – Robyn Hitchcock

Lascia un commento