Avessi potuto allestire a piacimento la mia vita, curarne la messa in scena alla maniera di un regista, avrei avuto la canzone perfetta per ogni momento. Oh, sì, decisamente! Questa, per esempio, l’avrei usata per un esterno notte. Pioggia tiepida in un buio salino, fragrante d’inizio estate. Nuvole come spugne spremute a sorpresa sulla marina, sopra l’impassibile luce aranciata dei lampioni. Due di corsa, mano nella mano. Veloci a cercare riparo sotto gli alberi. I petti ansanti per la concitazione, qualche goccia tra i capelli, qualcuna sul naso, qualcuna sulle braccia nude. Addobbo rugiadoso consono alla loro rigogliosa gioventù, liquido piacere che ne intirizzisce lievemente la pelle. Si guardano negli occhi all’improvviso, riscontrando l’una nello sguardo dell’altro un’uguale meraviglia e riconoscenza d’essere vivi.
Un breve momento di ordinaria felicità fortuita.
Una delle tante – troppe – cose che non conoscerò mai…
Poiché la vita non la si può predisporre a tavolino per come la si immagina, la mia playlist delle canzoni perfette è nient’altro che un’infinita marcia funebre, una sottolineatura stridente per il lungo e tetro commiato da tutte le ipotesi e fantasticherie che ormai sarebbe indecente anche solo vagheggiare. È trascorso il tempo in cui si sarebbe potuti essere entusiasti e spontanei, senza timore d’apparire indecorosi, o peggio, ridicoli. Ciò che rimane è il principato delle cose fioche, insipide, tiepide e dignitose.
Tutto quel che non ho fatto non lo farò.
Tutto quel che non ho provato non lo proverò.
Dio, com’è soffocante vestire questo lutto! Com’è raccapricciante il pensiero che non ci sia scampo dall’esistere nella coda lugubre e tediosa di tutto ciò che s’è sbagliato, sprecato o guardato fuggire…
Listening to:
Ceremony – New Order
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