[…] burn, burn, burn, like fabulous yellow roman candles
exploding like spiders across the stars and in the middle you
see the blue centerlight pop and everybody goes ‘Awww!’
Non bramare l’ululato reboante della tempesta, bensì godere del gagnolare inebetente d’una pioviggine autunnale: pare sia la ricetta della felicità. Le cose grigie. Le cose quiete. Le cose prevedibili e sicure. Le soluzioni più convenienti. Le strade già battute. Un vita rispettabile, di buongusto e sfumature tenui, in cui ogni slancio scomposto è opportunamente sterilizzato in ossequio alla prammatica e quel che eccede la norma è inevitabilmente riprovevole demenza e risibile velleità. Una vita popolata solo di desideri chiaramente delineati, concreti, afferrabili; meglio ancora se a portata d’una strisciata della carta di credito.
Il resto è pericoloso spreco di tempo e sperpero di potenziale. Il resto è solo mangime per l’inquietudine, quest’appetito implacabile che non andrebbe foraggiato. È più saggio obnubilarlo, anestetizzarlo, stordirne il palato con la grossolanità stucchevole di un’ordinaria melassa, ipnotizzarlo col riverbero di lustrini per distrarlo dalle lusinghe ustorie di bagliori siderali accecanti. Ma la promessa di una vita soporifera, manierata, sotto un cielo infestato di inoffensive stelle di cartapesta, atterrisce più d’una minaccia. Un’esistenza del genere dà l’idea d’essere di una lunghezza estenuante e in confronto perfino la passata disperazione senza spiragli acquista fascino, ché almeno allora c’era un titanismo ribollente a imbrogliare le viscere e manifestare, seppure in negativo, l’ebrezza delle cose ardenti.
No, non riuscirò mai a capire come si possa considerare che l’optimum nella vita sia raggiungere la sonnolenza sazia di un molle dopo pranzo domenicale.
Listening to:
Favourite – Fontaines D.C.
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