The uneventful life

Tre giorni di gioia e di giallo in una torrida Toscana. Un sogno realizzato. Una parentesi eccentrica rispetto alla vita solita, alla soporifera routine di quest’esistenza insopportabilmente feriale in cui si sciupano gli anni e la libertà riconquistata.

S’è impigliato lì tutto il coraggio – o almeno così pare – lì, nel punto in cui s’è deciso finalmente di sviare dal cammino che pareva inevitabile. Non sono riuscita a portarlo con me nel nuovo itinerario, che pertanto dà l’impressione di compiersi quasi per inerzia, senza sorprese né entusiasmi, tutt’al più con qualche avversità e qualche bega, ma né le une né le altre tanto rimarchevoli da essere degne di nota e dare per lo meno una dignità tragica a questa quotidianità sbiadita.
Intanto le settimane e i mesi si affastellano gli uni sugli altri e così gli anni, e presto saranno quarantuno.

Non basta un assaggio una tantum di stravaganza a chiudere tutte le parentesi rimaste in sospeso. In fondo sono ancora la stessa di prima. Ancora imbelle. Ancora esitante. Ancora speranzosa che un cataclisma accada da sé e di potermi trovare a portata della sua onda d’urto. Ancora fiduciosa che un incontro fatale illumini finalmente il senso di tutto, che riveli la necessità d’ogni patimento inghiottito, scacciando per sempre l’agghiacciante pensiero che sia stato solo frutto del caso beffardo o di cattive stelle dalla cui influenza non ci si può emancipare, o peggio, della mia incondizionata inettitudine, ché so perfettamente d’aver sbagliato tutto quel che si poteva sbagliare.

Eppure, mentre rigiro tra le dita un ninnolo che è il simbolo tangibile dell’empirea crudeltà che pare governare la mia vita, mi sembra d’avere attenuanti in abbondanza. Quanti segni inequivocabili mi sono stati parati davanti! E mai nessuno che portasse sul serio a qualcosa che non fosse un nuovo strato di frustrazione… Come se ci si divertisse perfidamente a vedermi illudere e sperare e poi disingannare e piangere, perché qualcosa fatalmente doveva sempre andare storto.
E almeno le disillusioni fossero servite a vaccinarmi dalla fiducia che debba per forza esserci qualcosa di buono che mi attende dietro una delle tante curve di questo cammino tortuoso! In quel caso sarei capace di fare i conti con quel che c’è per davvero, invece d’inseguire fumose chimere, e potrei perfino rischiare di azzeccare finalmente qualcosa; ma sembra che a certe lezioni io sia particolarmente refrattaria e abbia bisogno d’infinite ripetizioni.

Nel frattempo attendo. Paziento, confido e infine mi rassegno a fare l’ennesimo bilancio del nulla. Ché tanto è questo che sempre accade: niente.

Listening to:
Tour de France – Kraftwerk

Lascia un commento