Il settimo giorno

Verrà mai il momento in cui tacerà il tramestio, la polvere si poserà e ci si fermerà a contemplare quanto s’è realizzato col compiacimento di chi sa d’aver fatto bene? Il tempo del riposo, in cui bearsi dei frutti del proprio operato? L’ora in cui guardare attorno a sé, riconoscendo d’aver creato qualcosa e gustandone la deliziosa soddisfazione?

La quiete del settimo giorno è il privilegio di chi è produttivo, organizzato, efficiente e soprattutto realista, non spetta a quelli inconcludenti come sono io, che porto addosso la sciagura d’essere nata con un’indole da artista, che nel mio caso non è un marchio di distinzione di cui menare vanto, bensì una mutilazione che rende la vita più ostica del necessario. Non sono orgogliosa né felice di quel che sono, perché dell’artista ho, sì, la personalità – la fantasticheria, il perfezionismo, la maniacalità, la velleità, l’attenzione al dettaglio, la tendenza alla notomizzazione, la perenne insoddisfazione di sé, il totale disinteresse per i traguardi canonici che definiscono il successo di un’esistenza – ma non ho il talento e in mancanza di quello non ho giustificazioni per il mio non venire mai a capo di nulla. Non c’è una vocazione superiore che possa dare ragione dei miei fallimenti personali, qualcosa di una magnitudine tale da richiedere che sul suo altare si sacrifichi ogni altra parte della vita. Pertanto i miei naufragi sono tutti vani, superflui, ridicoli.

E si potesse almeno cambiare! Ma come mutare la propria natura? Come mettere a tacere il richiamo interiore che da sempre spinge a disdegnare la serenità delle cose opportune, il conforto delle mete ragionevoli, concrete, “popolari” e a rincorrere, piuttosto, l’ispirazione? Ché è proprio questo quel che mi trascina impetuosamente fin dall’infanzia, questo essere incline a inutili entusiasmi per tutto ciò che è capace d’accendere in me una scintilla. Una scintilla che sfortunatamente, però, non sono mai in grado di trasformare in incendio. Così una sequela di fiammelle sommesse mi consuma dall’interno, mentre per gli altri sono incomprensibile come una sfinge e forse – anzi, certamente – deplorevole come chi sciupa la vita per stoltezza.

Listening to:
Love is all (live at “Later with Jools Holland”) – The Tallest Man On Earth

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