Soltanto il caso può apparirci come un messaggio. Ciò che
avviene per necessità, ciò che è atteso, che si ripete
ogni giorno, tutto ciò è muto. Soltanto il caso ci parla.
Ho un’app sul telefono che ogni giorno mi dà un consiglio spontaneo. Da sempre vado alla ricerca di questi avvertimenti fortunosi; che si tratti di aprire una pagina a caso d’un libro o di pescare alla cieca una carta dei tarocchi, è il mio modo di mantenermi ricettiva nei confronti di quel che non dipende dalla mia volontà, di quelle possibilità che vogliono accadere e se ne stanno in trepidante attesa del momento in cui la smetterò di recalcitrare e impuntarmi per mantenere la vita nel binario in cui vorrei costringerla. Se vogliamo, è il mio modo di mantenermi scettica nei confronti della lungimiranza del mio giudizio. Del resto, i fatti hanno dato prove abbondanti che il discernimento non è una delle qualità che posseggo.
Così mi abbandono allo slancio di quel che va da sé senza sforzo né intenzione né condizionamenti, confidando che mi capti nella sua disinvolta corrente e mi dirotti, portandomi lì dov’è previsto che giunga e al momento opportuno.
E, a ben guardare, quanta saggezza c’è ogni volta nei messaggi che ricevo!
In questo momento hai bisogno di qualcosa di tenero e gentile.
È quanto mi ha detto oggi il mio consulente virtuale e non c’è niente di più vero, ché da troppo tempo – o forse da sempre – quel che più mi manca è la grazia di una carezza. Di una cortesia gratuita, che non vada meritata e sia assolta dall’obbligo di restituzione. Di una dolcezza inevitabile, alla quale non si possa sfuggire acquattandosi dietro uno scudo di autocritica o senso di colpa.
L’errore è stato credere fin qui che fosse solo una concessione da implorare ad altri – o meglio, da desiderare con arsura silenziosa e disperata, ché a dispetto dell’urgenza il coraggio di chiedere non l’ho avuto mai – quand’è in primis a me stessa che dovrei rivolgere la supplica.
Dormire a sufficienza, mangiare quanto e come si deve, iniziare a dar seguito ai buoni propositi, accudire me stessa e pensare che non sia vanità, che queste attenzioni siano giuste e dovute, che non si possa far sempre il limone e spremersi fino all’ultima goccia. Ecco la tenerezza che è più indifferibile, la gentilezza che è più necessaria e la grazia che è più improbabile che ottenga.
Listening to:
Terrible love – The National
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