In un modo o nell’altro, tutti si sta rinchiusi in prigioni fonematiche (o grafemiche, a seconda del medium), cubicoli angusti che ci delimitano in perimetri ricevuti o autoimposti.
Si fa presto a dire che non ci si dovrebbe lasciar condizionare dalle etichette che ci affibbiano, né imprigionarsi nelle definizioni che ci assegniamo da soli. Il fatto è che è impossibile dire solo “io sono”, accontentarsi di questa affermazione scarna senza corredarla di attributi. “Io sono” non è sufficiente, suggerisce un’assenza che suscita un languore impaziente e – con le infinite porte che lascia aperte – ci precipita nell’imbarazzo della scelta, l’abisso più spaventoso che esista.
Conosciamo il mondo per distinzione. Il buio in quanto assenza di luce, l’alto come opposto al basso, il caldo come ciò che non è freddo. Se non mi definisco buono e non mi dico cattivo, allora cosa sono? L’ambivalenza fastidiosa che avvertiamo affiorare la seppelliamo, quindi, con una sovrabbondanza di specificazioni. Peccato che quella abbia il vizio di rimanere come un rauco rumore di fondo…
L’anestetico d’elezione, nella maggioranza dei casi, è esteriorizzare quel che inconsciamente sentiamo appartenerci ma non riusciamo ad attribuirci, per illuderci che si possa prenderne le distanze. E così vivere una quotidianità “serena”.
Eppure monca, dimidiata, costretta.
A questo punto della vita, sono stanca delle finzioni di comodo e delle prospettive parziali, tanto di quelle edulcoranti quanto di quelle svilenti. Ho già sprecato la gioventù a guardarmi “di profilo”. Prima di sperperare pure questa età di mezzo, è tempo di prendere coraggio e reclamare e le incapacità, i difetti, l’inconcludenza e, finalmente, anche quanto c’è in me di peculiare in senso positivo. Riconoscere che, sì, non c’è dubbio che abbia una naturale attitudine al fallimento, ma che a essa faccia da contrappeso un’altrettanto innata “bellezza” e che la mia grazia distintiva sia proprio l’irripetibile alchimia tra questi due estremi.
E prendere atto una volta per tutte che da qualunque cosa che ignori l’una o l’altra non possano che venire nocumento e infelicità.
Listening to:
Birds – Neil Young
Lascia un commento