Ricordati di ricordare

To taste everything in eternity as once in time. All happens only once, but
that is forever. A toujours. Memory is the talisman of the sleepwalker
on the floor of eternity. If nothing is lost neither is anything gained. There is
only what endures. I AM. That covers all experience, all wisdom, all truth.

Henry Miller – al quale oggi ho scippato pure la citazione in esergo – scrisse che, quando ci si convince che tutte le uscite siano bloccate, le alternative sono due: iniziare a credere ai miracoli o rimanere fermi come colibrì. In parte per irresolutezza e in parte per congenita ingenuità, io ho sempre preferito un ibrido tra tali opzioni: un’attesa fiduciosa ma sfiancante. Così la speranza in un deus ex machina o in una serendipità che provvidenzialmente giungano a sbrogliare nodi, spianare montagne, tappare falle ed erigere ponti è sempre accompagnata da un attivismo forsennato che, come il rapidissimo battere d’ali del piccolo volatile multicolore, ha il solo scopo di mantenermi – seppur sospesa a mezz’aria – sostanzialmente immobile.

Si direbbe che abbia paura di radicarmi del tutto e sopprimere una buona volta ogni altro scenario possibile (ancorché improbabile), e all’opposto tema altrettanto che, spostandomi anche solo un poco più in là, il mio destino finisca per mancare il bersaglio. Non m’ha evidentemente insegnato nulla la storia dell’appuntamento a Samarra (o Samarcanda o Baghdad, qualunque sia la versione che preferite).

Qualcuno che sia saggio e di buone letture potrebbe a questo punto suggerire che – essendo evidente che non viviamo affatto nel migliore dei mondi possibili – è assai probabile che ciò che ha in serbo il destino siano nuove peripezie, se va bene intervallate ogni tanto da soddisfazioni agrodolci, e che, se anche si giungesse da ultimo ad acciuffare il finale inizialmente desiderato e che pareva inevitabile, ci sarebbe poco di che rallegrarsi. Ché il peggio che possa accadere a un desiderio è la sua realizzazione, specie se questo ha avuto nel mentre tempo più che in abbondanza per diventare avariato ed è solo la lente deformante del sentimentalismo misto all’idealizzazione e al senso di lealtà (nei confronti di se stessi o di altri, a seconda dei casi) a farlo apparire ancora attraente.

Si direbbe, dunque, più assennato tentare di divincolarsi dal proprio destino immaginato e lasciare vivere i desideri nel reame delle fantasticherie, confinati lì dove il disinganno non ha giurisdizione, rivisitandoli di tanto in tanto per assaporare l’attualità ininterrotta che è propria di tutto quel che è presente solo nella memoria. Usare il ricordo, insomma, come rimedio che estingue l’assenza dei sé ipotetici, delle circostanze sognate.

A ben guardare, non è che un altro modo per star fermi ed è – per lo meno in apparenza – anche più indolore.

Listening to:
Hummingbird – Wilco

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