Palinodia

Illusa e supponente come si può esserlo solo quando si è obnubilati dalla sbornia della giovinezza, da ragazza ero convinta che la maturazione fosse una fortezza da costruire accavallando decisioni e certezze, prendendo posizioni inamovibili, tracciando in maniera rigorosa i propri confini e inscrivendosi perpetuamente in questa o quella definizione come nella cella di un ergastolo. Pensavo, insomma, che essere adulti e saggi equivalesse all’anchilosi mentale che discende dalla sicurezza fallace d’aver decifrato se stessi una volta per tutte.

M’è costato, dunque, dovermi invece piegare all’apprendistato del dubbio e solo sotto il peso dei fatti mi sono rassegnata alle feroci lezioni della disciplina della sconfessione. Mi ci sono voluti anni – e non poche amarezze – prima d’intuire che forse la maturazione non si raggiunge per accumulo, bensì per sottrazione, sottoponendosi volontariamente a un impietoso processo di demolizione che sveli l’inganno e sradichi i puntelli sui quali pareva di potersi comodamente appoggiare, fino ad accettare l’impotenza, l’agonia “d’essere enigma, caso, crittografia/ e tutta la discordia di Babele.”

Questa fondamentale ignoranza di sé, e di ogni cosa che sfugga alla perversa ossessione della classificazione enciclopedica, è il vizio intrinseco alla condizione umana e pare che maturare somigli tanto all’incassare con eleganza la sconfitta.

Listining to:
The whole woman – Anna von Hausswolff (feat. Iggy Pop)

Lascia un commento