Interea fugit irreparabile tempus

[…] ma egli ebbe quello che il suo cuore bramava, e tardò
molto ad averlo, e forse non c’è felicità più grande.

Dedicare la vita al tentativo di emendare un errore a partire dal quale pare che tutto il futuro sia stato compromesso, come il Pedro Damián di Borges, nella speranza di riuscire un giorno nell’impresa e assaporare, infine, l’impareggiabile letizia che è il premio per i traguardi raggiunti dopo lunga e laboriosa attesa.

Ma come sopportare, nel frattempo, la pena tremenda della colpa dalla quale non si riesce ad assolversi, nonostante l’esoso tributo che le si è già pagato? Come resistere allo scoramento figlio della sterilità di ogni azione e dell’ignoranza del futuro? Come sopravvivere alla stanchezza degli anni, che si affastellano inutilmente in pile sempre più mastodontiche?

Dialogare all’infinito col nulla, corteggiando desideri che appaiono via via più illusori, richiede o una disciplina inflessibile o uno sconfinato masochismo e io non credo m’appartengano né l’una né l’altro. Per disgrazia, tuttavia, la lista di ciò che non possiedo sembra includere pure il coraggio d’arrendersi e dunque, nel salasso travolgente dei giorni che passano, mi tocca espiare il viluppo inestricabile della codardia passata e di quella attuale.

Listening to:
Time – David Bowie

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