In cerca di risposte

Se pur gridassi, chi m’udrebbe dalle gerarchie
degli angeli? E se uno mi stringesse d’improvviso
al cuore, soccomberei per la sua troppo forte presenza.

E se fosse caritatevole, invece che crudele come appare e la si sente, quest’atroce celeste indifferenza? E se questa sordità ostinata non fosse altro che il miglior modo di tutelarci dalla nostra miopia e dalle terribili conseguenze dei nostri incauti desideri? O se magari non fosse che un sistema severo ma efficace di dirozzarci lo spirito, svezzandoci a suon di frustrazioni da questo ingordo volere e sognare sempre fuori dai confini dati?

Non lo sapremo mai, oppure lo sapremo solo nel giorno in cui per noi il tempo non dovesse più contarsi in intervalli e divenire d’un tratto un panorama infinito; non c’è modo di appurare da qui, dal regno del mistero e dell’ignoranza, se questa esistenza e tutto ciò che la circonda siano meri eventi stocastici o l’effetto di una minuziosa Volontà e, dunque, non c’è modo di stabilire se abbiamo paladini che ci custodiscono o solo fianchi scoperti, se siamo difesi e guidati al nostro bene ultimo o disperatamente inosservati.

A dirla tutta, questa incertezza inestirpabile è una benedizione: come si potrebbe vivere, altrimenti? Come si potrebbe fare alcunché sapendo che nulla è in nostro potere o per l’essere del tutto subalterni a entità superiori o per l’irrilevanza cosmica di ogni atto compiuto da chi non dura che un istante in confronto all’enormità del tempo?

Meglio, dunque, che il dubbio sempre latente garantisca la facoltà d’illudersi di qualcosa, ciascuno scegliendo il placebo che più gli si addice.

Listening to:
The great beyond – R.E.M.

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