[…] come una pietra
leggera.
Seduti spalla a spalla su un divano, in un sogno sfocato di cui non ricordo il principio né la fine, a conversare con domenicale inedita quiete. Come due che non avessero motivo d’imbarazzo, come se fossero fantasticherie le cose dette e non dette e quelle fatte e non fatte, come se esistesse ancora una lingua comune…
Le notti hanno un modo raffinato di torturarci a volte, ingannandoci con l’idea che siano occupati non solo dai nostri rimpianti certi posti vuoti, al punto che pare di sentirlo per davvero il tepore dei fantasmi più cari. E ci si risveglia sempre strozzati da una delusione struggente, con una voglia impossibile d’interrogare gli assenti o di chiamare a rapporto l’universo e rampognarlo aspramente di tanta arbitraria crudeltà, ché certe ferite antiche – e a sorpresa, ma forse non più di tanto – sempre tenere hanno bisogno di carità, più che d’un sadico raschietto a tradimento che le abrada per rinnovarle.
Listening to:
Friday night – Beth Orton
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