Il presentimento pieno di certezza che tutto ciò che le accadeva avesse
un legame fiabesco con qualcosa di nascosto le era già noto da tutti
i periodi agitati della sua vita; lo sentiva come una vicinanza, dietro
le sue spalle, e inclinava ad aspettare l’ora del miracolo, in cui
non avrebbe avuto altro da fare che chiudere gli occhi e distendersi.
Il sentimento del destino è un forza nemica, che infetta come una possessione demoniaca immune a ogni esorcismo. Nulla dispone all’attesa più del senso che qualcosa debba accadere, che sia già deciso e sul punto di dispiegarsi, necessario come una scadenza tassativa.
Nel mentre, procede implacabile l’emorragia dei giorni e più tarda l’avverarsi del presagio più cresce il disappunto; eppure la frustrazione non ha mai abbastanza forza da opporre all’efficacia micidiale del convincimento – illusorio? – che quel che è e quel che da esso è razionale inferire non esauriscano l’intera sfera del possibile. Perché come si potrebbe sopportare il pensiero quotidiano che sia tutto qui, nell’insignificanza atroce e senza vie d’uscita del meccanico succedersi di azioni e reazioni prevedibili ed esauste abitudini? Come si potrebbe vivere, se si smettesse di aver fede nell’ingerenza del numinoso, nel suo inopinabile manifestarsi?
La ragione è eccezionale nell’amministrazione delle questioni pratiche, ma lascia lo spirito profondamente affamato, ché allo spirito non bastano probabilità e statistica: lo spirito invoca e brama il prodigio.
Listening to:
Is this all there is? – Anna Calvi (ft. Matt Berninger)
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