Disturb the universe?
Si va srotolando timidamente l’ultimo lembo di primavera. Quest’anno più che mai volubile, secondo il capriccio del giorno, la stagione si mostra ora algida e accigliata ora gioviale e tiepida, e questa incostanza irrita tanto quanto la concomitante altalena interiore tra la voglia di scrivere ciò che si sa sarebbe sfacciatamente futile – e con ogni probabilità innocuo – e l’esitazione a farlo, perché la sola ragione che potrebbe giustificare le ore da dedicare a un compito tanto sterile e sdentato sarebbe esser capaci di farlo in ossequio alla bellezza, come un esercizio di stile invece che come la solita sconcia effusione a cuore aperto.
È tutta colpa del genio, questa riluttanza, del genio che difetta e che ha sempre difettato, ché altrimenti non si sarebbe finiti a raccontare quotidianamente di forni elettrici e caldaie e pannelli isolanti e camerette e varietà di olive e ogni altro genere di bagattella. Del genio e dell’età, che esorta saggiamente a non rendersi ancora una volta ridicoli.
C’è stato un tempo consono ai tentativi e quelli che si avevano in tasca sono stati già spesi. È stata già raccolta in cambio le propria parte di disfatte: perché adoperarsi per procurarsene delle altre, perché condannarsi a ulteriore indifferenza?
Listening to:
Tentative decisions – Talking Heads