Listening to:
She’s only happy in the sun – Ben Harper
Il tempo non esiste. E’ un illusione. Esiste solo nella sua versione “istituzionale”, quella che ci costringe a diventare vecchi, quella che fa cambiare i calendari. Per il resto, non è che un rumore di sottofondo. Niente cambia mai davvero; per lo meno, non in brevi periodi ed è bello riconoscere le cose, ritrovare sempre il proprio posto e starci comodi, con l’incastro giusto; avere la sensazione di non essersi mai allontanati e sentirsi di nuovo protetti. E ritrovare discussioni frivole ed altre surreali, ricominciare a passare le serate confrontandosi per cercare di stabilire quale sia il modo migliore di scrivere un romanzo e quale la lunghezza minima, parlare di politica e di psicologia, usare quelle parole preziose e desuete che tanto mi sono care senza il timore che non mi si comprenda…
Questo è quello che mi è mancato, disperatamente mancato, nei mesi passati a Torino. Questo è quello che rende bello l’essere qui.
Listening to:
Envoy – Kings of Convenience
“Don’t feel like home. He’s a little out./ And all these words elope. It’s nothing like your poem./ Putting in. Inputting in. Don’t feel like methadone./ A scratching voice all alone it’s nothing like your baritone./ It’s nothing as it seems. The little that he needs. It’s home./The little that he sees. Is nothing he concedes. It’s home…”. Eddie Vedder cantava. Io avevo sedici anni ed ero confusa. L’estate era una sequenza di serate torride e stellate trascorse a passeggiare sul lungomare. Il futuro era nebuloso e lontano, sembrava che ogni cosa potesse essere comodamente rimandata, che ogni scelta fosse distante. Leggevo voracemente e fantasticavo.
Eddie Vedder canta. Ho quasi ventiquattro anni e sono confusa…
Listening to:
Nothing as it seems – Pearl Jam

1. Le zanzare proliferano incoraggiate dall’acqua stagnante dei sottovasi e mi tormentano. Ormai sono una donna a pois.
2. La nonna cucina sempre troppo, ma benissimo.
3. Finalmente oggi c’è stata una tappa interessante al Tour de France. Ho deciso di tifare per il mio quasi coetaneo Contador.
4. Ho camminato eccessivamente e con scarpe scomode e mi è tornata la tendinite.
5. Certe persona rimangono sempre miracolosamente uguali.
6. Dormo troppo poco.
7. Non mi funziona MSN Messenger.
8. Neppure qui trovo il tempo di leggere, ma recupererò. Questo è stato l’annus horribilis delle mie letture e la cosa mi spiace parecchio.
9. Ieri sera sono stata stupita da una stella cadente di dimensioni mostruose, che sembrava vicinissima, quasi raggiungibile allungando un po’ un braccio. Mai visto nulla del genere. Naturalmente ho espresso un desiderio, ma non mi faccio illusioni.
10. Si trascina stancamente l’ennesima giornata di caldo africano. Penombra, spossatezza e il rumore delle pale del ventilatore che girano: un perfetto quadretto bukowskiano…
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Great Indoors – John Mayer
Tutti mi chiedono notizie e novità, credono che a Torino io abbia fatto chissà quali cose e quasi mi vergogno di rispondere che in fin dei conti non è successo niente. Ma è vero? Provo a convincermi che sia così, però il fatto che a quest’ora della notte, (dopo essere appena rientrata a casa), piuttosto che andare a dormire sia qui a digitare questo post è alquanto significativo. Tra i rumori del mondo esterno, di serrature che si chiudono, di motorini che passano per la strada, di voci che si augurano la buonanotte; io sono seduta al tavolo della cucina, immersa in un buio disturbato solo dalla luminescenza dello schermo del mio notebook e penso. Provo a congetturare sempre sulle stesse cose, con la speranza che ne venga fuori qualcosa di illuminante, su parole sfuggite durante conversazioni oziose che involontariamente potrebbero svelare molto di più di quanto fosse prudente lasciare trapelare, su sguardi non raccolti e frustrati da questo mio perenne abbassare gli occhi, su errori per i quali adesso non è più possibile fare ammenda. Se fossi capace di trovare soluzioni e spiegazioni forse potrei dormire, ma non sono in grado di farlo e mi tocca usare il caldo come capro espiatorio e accusarlo per quest’insonnia persistente…
Listening to:
L’agguato – Marlene Kuntz
Nonostante sia a casa ed abbia poco tempo, nonostante il quotidiano prema e comprima i momenti per riflettere e soffochi il silenzio, nonostante tutto, ci sono pensieri che balenano ogni volta che il tramestio della vita solita si fa un po’ meno intenso. La notte, prima di addormentarmi. Ci sono domande che continuano a ripresentarsi, ma che credo non siano destinate ad avere risposte chiare e di certo non ne avranno a breve. Mi illudevo che da qui, da lontano, le cose potessero sembrare più nette, come se si trattasse di un disegno su un foglio che solo se lo si allontana dal proprio naso può essere apprezzato nella sua interezza, invece, i contorni continuano ad essere confusi e ad apparire perfino minacciosi a volte.
Dormo poco e faccio congetture inutili e tra il caldo e il silenzio, nel mio letto, mi capita di sentirmi terribilmente impaurita…
Listening to:
Hedonism – Skunk Anansie
Zac. E via circa una quindicina di centimetri di capelli. Un bel taglio. Un po’ per il caldo, ma anche per sancire una distanza da quello che è accaduto in questi ultimi dieci mesi. Per sentirmi un po’ diversa e correre incontro all’estate come se si trattasse di un’opportunità e non solo di una tappa necessaria.
Scrivo poco, ho poco tempo.
Listening to:
Sympathy for the devil – The Rolling Stones
Casa. Basta superare i primi minuti, quelli in cui l’odore del mare è nuovo e allo stesso tempo familiare, i volti e le voci sorprendono per la loro franchezza e partecipazione, la mia camera mi sembra immensa e la cucina bellissima e la luce accecante. Quelli in cui la gatta mi osserva un po’ guardinga prima da riconoscermi. Ed è subito tutto uguale a sempre. Tutto confortante. Il resto sembra tremendamente lontano, come se fosse in un’altra galassia e ho la sensazione che sia poco importante, che quasi non esista.
Oggi niente musica, mi riapproprio dei suoni di sempre.