Se avessi due vite, una potrei tranquillamente usarla per osservare ed imparare come ci si muove nel mondo, e nell’altra potrei dedicarmi a mettere in pratica tutte le cose apprese nella precedente. Come se la prima fosse la prova generale della seconda. Potrei procedere per tentativi assegnandomi un nuovo compito ogni giorno e vedendo se sono capace di portarlo a termine in maniera adeguata. Potrei esercitarmi. Arriverei ben preparata e imbottita contro gli urti della vita, saprei cosa fare, come e quando, saprei camminare a testa alta, riuscirei a sentirmi incredibilmente leggera, a ridere delle contrarietà quotidiane, sarei in grado di affrontare le situazioni critiche, di organizzarmi, di pianificare e di prevedere gli eventi. Ma, sfortunatamente, la vita è una chance unica e irripetibile, non esiste il “soddisfatti o rimborsati”, e il mio mantenermi ai margini a guardare e non partecipare, la mia timidezza, le mie paure, non fanno altro che trasformarla in un colossale e sacrilego spreco che mi fa sentire disperatamente colpevole e senza possibilità di espiazione…
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The other side – David Gray
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2 commenti su Pomeriggio…
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La possibilità che faccia un buco nell’acqua è più che concreta, eppure in questo momento sono blandamente orgogliosa di me. Finalmente per un momento mi sono concessa il privilegio di non riflettere. Non ho lasciato che le mie solite remore avessero il tempo di sguinzagliarsi e mordere il collo delle mie buone intenzioni.
So già che la parte difficile deve ancora arrivare e che probabilmente non avrò il coraggio di spingere alla sua ovvia conseguenza la risolutezza di oggi pomeriggio, ma se non altro ho avuto l’incoscienza di fantasticare intorno a un progetto. Non è credibile che riesca a portare a termine ciò che ho in mente, perché sicuramente interverranno i miei consueti scrupoli e i miei ben noti timori a mettere un freno a tutto questo. Tuttavia, adesso non ho voglia di pensarci. Forse non sarò mai capace di fare il passo successivo, ma almeno ho iniziato il cammino…
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Inverosimile – Ivan Segreto -
L’estate si è bloccata. Cristallizzata in una corazza di brina che ha bruciato le promesse e i colori della bella stagione. Una mano gelida si è posata sul verde tenero delle foglie appena nate e non ha avuto alcuna pietà di loro.
Tutte le speranze hanno a malincuore ceduto il loro posto all’ingombrante e dolorosa certezza che ogni cosa è stata sprecata, irrimediabilmente.
La consapevolezza delle esatte dimensioni e dei contorni precisi di questo spaventoso vuoto che sento da qualche giorno non ne allevia la sgradevolezza e non lo rende meno insopportabile.Listening to:
Phantom limb – The Shins -
Provo a fingere che sia normale, che basti respirare profondamente per superare ogni cosa. Ma il respiro si blocca a metà e rimane mozzato come se i miei polmoni fossero incapaci di espandersi oltre un certo limite.
No, non è normale. Niente in me è normale, né giusto, né razionale.
Vorrei essere in grado di mettere fine a questo continuo giocare a nascondino con me stessa che mi tiene al riparo dalla vita. E se è vero che chi non partecipa non corre mai il rischio di perdere, è anche vero che non potrà mai sperare di vincere e allora non serve a nulla avere una valigetta piena zeppa di fiches se non si ha il coraggio di buttarle sul tavolo verde; rimangono degli inutili pezzetti di plastica colorata con un valore puramente potenziale stampigliato sopra in cifre dorate.
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Come stavamo ieri – Marlene Kuntz -
Quante conferme mi servono per capire definitivamente che sono un’inetta?
Io non sono capace di correre e neppure di camminare e in un universo in perenne divenire questo è il peggio che possa accadere, perché niente e nessuno resta fermo ad aspettarti, ad aspettare una mossa che verosimilmente non farai mai. Così tutto sfugge e non resta che acchiappare il pulviscolo…
Un giorno tutto questo assordante fragore terminerà per sempre e di me resterà solo il ricordo di un’entità che avrebbe voluto essere umana, ma è stata semplicemente un inutile soprammobile posato in un angolo a prendere polvere e a fare da spettatore alla propria esistenza.
Non ha alcuna importanza che abbia delle opinioni sui massimi sistemi se poi non sono in grado di vivere come le persone normali, né che capisca le cose sottintese se non so decrittare ciò che è palese. E inizio ad essere quasi rassegnata. Ho provato a cambiare, ma è così dannatamente difficile!
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Il circuito affascinante – Moltheni -
Ci provo. Provo a scrivere, lo giuro, ma non ce la faccio. Sarà la centesima volta che tento di postare qualcosa, ma non cavo un ragno dal buco. In questo momento perfino le parole sembrano avermi abbandonato…
E come se non bastasse ho anche difficoltà a trovare un nuovo posto in cui andare ad abitare. La casa che ho visto oggi sembrava un accampamento di sfollati della Seconda Guerra Mondiale e le ragazze che già ci vivono mi hanno fatto l’impressione di due orfanelle degne di un romanzo di Dickens. Partendo dal presupposto che io per natura non sono una persona particolarmente allegra, in un ambiente come quello correrei concretamente il rischio di suicidarmi…
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Posso essere felice – Carmen Consoli -
Come quando si prova ad andare avanti fingendo che non sia importante quel piccolo foro, come di proiettile, che si è creato in centro all’anima. Eppure non si può celare il sottile rivolo di sangue che riga la superficie.
Come quando stringo i pugni per fermare il tremito incontrollabile delle mani, ma non riesco a bloccare i sussulti che scuotono tutto il resto.
Come quando dico le cose giuste alla persona sbagliata per non sentirmi soffocare dal loro peso, ma non serve a niente perché non era quello il loro destinatario.
Come quando scrivo queste righe per sfogarmi, ma ottengo solo di inasprire l’afflizione che a poco a poco sta ridimensionando i miei confini corporei e mi sta facendo diventare infinitamente piccola.
Come quando sento la necessità di urlare ma mi trattengo, perché se iniziassi a farlo non smetterei più e non posso permettermelo.
Come quando provo a distrarmi, ad uscire, a stare dietro a tutte le routine quotidiane, ma non esiste una città abbastanza grande o caotica che possa confondermi al punto da non pensare e non ci sono occupazioni tanto impegnative da essere totalizzanti.
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The end has no end – The Strokes -
Constatazioni:
Lo sbigottimento dovrebbe essere una condizione improvvisa e transitoria, ma il mio si protrae ormai da tempo. Lo scenario attonito ed enigmatico nel quale mi muovo è una gabbia sospesa a mezz’aria.
Rammarichi:
Tutte le mie buone intenzioni si smarriscono lungo le strade umide della città. Quello che vorrei dire si diluisce nella pioggia e lentamente si dissolve.
Ansie:
Ciò che a dicembre era sospetto e a gennaio attesa, a febbraio è diventato urgenza e a marzo timore, ad aprile speranza, a maggio confusione e adesso, a giugno, è impazienza e quasi avvilimento.
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La distanza – Tiromancino -
Immagino e sfumo i confini tra ciò che vedo e ciò che spero. La mia mente è un polpastrello su un foglio ruvido. I miei pensieri squarciano sfrontatamente il velo che le mie mani non osano neppure sfiorare e si muovono agili, ma inevitabilmente si scontrano con una muraglia gigantesca che restituisce loro solo l’eco di un tonfo sordo e il clangore fastidioso dell’indifferenza.
Ripenso alla vertigine e mi chiedo se sia possibile che non traspaia e contagi. A me pare così macroscopica e impossibile da non notare, ma forse è solo perché sono al centro del vortice.
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Senza voltarsi – Marco Parente e Cristina Donà -
Il fatto che conosca una gran quantità di parole, che possono squadrare ogni dettaglio della realtà e circoscriverlo con precisione chirurgica, non è una grande consolazione se da ciò non ottengo di evitare la crescita di queste escrescenze patogene che pendono come scomode appendici dal mio midollo.
E’ come se un enorme ematoma stesse sviluppandosi incessantemente fino a non lasciare neppure più un misero lembo di pelle candida a cui guardare come unico elemento esente da questo proliferare incontrollabile di elementi morbosi. E tutto ciò avviene dentro una scatola asettica, sotto lo sguardo insensibile di un osservatore distratto o sadico…
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Meglio che niente – Pinomarino