Odio le parole utilizzate a sproposito. Odio chi conosce così poco il proprio inconscio da tentare disperatamente di nascondersi dietro un dito. Odio chi non è mai disposto a mettersi in discussione e recedere. Odio chi non si fa mai mettere “la mosca sul naso”. Odio i pregiudizi etnocentrici. Odio le “primedonne”. Odio le vittime patologiche. Odio chi crede che le cose accadano sempre per una volontà unilaterale. Odio chi non sa fare altro che giudicare tutto e tutti. Odio chi non si chiede mai se ci sia qualcosa che non vada in lui, visto che continuano ad accadergli sempre le stesse cose. Odio le svenevolezze e le civetterie di chi flirta continuamente con qualunque essere dell’altro sesso, quasi si trattasse di uno sport. Odio il buonismo. Odio chi ha il barbaro coraggio di travisare impunemente la realtà. Odio chi si crede tanto intelligente da non dovere mai dubitare di se stesso. Odio chi professa continuamente di essere in buonafede. Odio chi è ipocrita perfino con se stesso.
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Iodio – Bluvertigo
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Sono confusa. Ho bisogno di trovare al più presto il bandolo della matassa, prima di perdermi nel groviglio di fili…
Ho bisogno di un cartello che dica a chiare lettere tutto quello che fino ad ora sembra sottinteso. Anche perché non vorrei prendere lucciole per lanterne.
Ho paura della vulnerabilità che da un momento all’altro può venire fuori. Del mio fianco scoperto, che potrebbe essere fonte di spiacevoli conseguenze…
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Qualcosa che non cambia il mondo – Pinomarino -
In questa vita da limbo ogni cosa sembra congelata: l’intera realtà è rinchiusa in una teca trasparente che non permette di toccarla. E dentro alla testa è come se ci fosse dell’ovatta, che attutisce ogni tonfo…
Once we were alive and happy, though we didn’t know it; weren’t we? Now those feelings are gone with the flow of time and we are hoplessly trying to grasp their tail.
I miss a future that could have been…
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In limbo – Radiohead -
L’illusione del dinamismo dura il breve spazio di un batter d’occhio, poi, immediatamente, ecco un piccolo particolare che denuncia tutta la sclerosi emotiva che mi ha sempre caratterizzato…e non mi spiace affatto.
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Oceano di gomma – Afterhours -
Non ho nessuna voglia di salire sul treno, eppure devo. Ogni volta mi pesa sempre di più. Quella città non mi piace, non mi piace per niente. Non mi piace la sua falsità, il fatto che niente sia mai come sembra, che non si possa fare qualcosa in maniera disinteressata, che non si riceva mai un sorriso gratuito, che la gente preferisca girarsi dall’altra parte, che ognuno si senta in dovere di ammaestrarti e illuminarti, di spiegarti, come se provenissi da un’altra galassia. Non sopporto la cortesia vuota e forzata, la diffidenza, il grigiore, la negatività, la mancanza di valori, il fatto che non ci sia il mare, che non si sentano mai profumi di cucina per strada, che nessuno capisca quello che vuoi dire perché sono troppo impegnati ad osservare i loro piedi (tutti presi da se stessi credono di essere il centro di ogni discorso). Odio l’incapacità di ascoltare, quella di immaginare, l’assenza di una dimensione mitica, la mancanza di tradizioni e di identità. Detesto il “tutti contro tutti”, come se ad ogni angolo ci fosse un nemico e una mano tesa preludesse a chissà quali nefandezze. Mi nausea il rumore, la mancanza di luce, il cielo pallido, l’assenza di vento, i mercati “muti”, la cadenza lamentosa della parlata, le facce tirate, la fretta, il cattivo gusto, la violenza, lo smog…
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Mal d’Africa – Franco Battiato -
Sono, come dire…divertita. Il mio piglio blasé mi porta a guardare le cose con l’adeguato distacco, pertanto gli accadimenti dell’ultimo periodo mi sembrano solo la manifestazione (affatto naïf, tra l’altro) di cose che avevo già da tempo preconizzato e che, in virtù di ciò, non mi sorprendono. Ancor meno mi sorprendono i maldestri tentativi di ostentazione di distacco ai quali ho assistito. Il disincanto è una facoltà che va esercitata e affinata con una solida cultura ed uno stile nitido e sorvegliato. Giocare con le parole, ed ancor più con i toni, non è da tutti. Se non si dosano bene gli ingredienti il risultato è tutto fuorché credibile e si rischia di suscitare pena piuttosto che rispetto, inoltre, se non si è attentissimi alle proprie mosse, il rischio di rivelare inconsciamente qualcosa di alquanto sconveniente, (che potrebbe anche risultare controproducente), è altissimo. Le parole sono peggio del fuoco se non le si sa maneggiare. Scottano molto di più e non possono essere domate dall’acqua…
Eppure, ad essere sincera, c’è qualcosa che mi infastidisce. Sono sempre più sconcertata dall’epidemica incapacità di interpretare correttamente la semantica dei messaggi verbali. Oggigiorno non ci sono più i riceventi di una volta!
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Puramente casuale – Carmen Consoli -
Le mie guance paonazze denunciano la mattinata passata a passeggiare sotto il sole, a guardare il mare, a conversare amabilmente anche di argomenti spinosi riuscendo così ad edulcorarli. Ritrovo una parte di me stessa ad ogni angolo di strada, ad ogni sorriso ricambiato, ad ogni saluto e l’azzurro saturo del cielo allevia il fardello dei mesi trascorsi a sopportare un altro cielo che, per quanto si sforzi, resta sempre sbiadito.Quando me ne vado in giro per questa piccola penisola, assorta nei miei pensieri, non ho più la sensazione di assistere all’agonia di una regina che muore scalciando l’aria con stizza perché non sa rassegnarsi al proprio destino; vedo una bella donna di mezza età che fa il suo pisolino pomeridiano. E’ altrove il luogo in cui sento forte e nauseante l’odore di putrefazione – ben camuffato eppure così nitidamente avvertibile – preoccupante campanello d’allarme imprudentemente ignorato da chi non vuol vedere o ritiene che un robusto strato di cerone basti a celare tutte le crepe e che le contraddizioni si possano soffocare impacchettandole in un involucro splendente…Listening to:Sitting on the dock of the bay – Otis Redding -
E’ strano come ogni cosa si allontani quando sono a casa. La vita che conduco in Piemonte è solo una parentesi remota e asettica.
Ho due esistenze parallele: una quaggiù – nella quale sono più vicina a me stessa – che è piena di stimoli sensoriali ed intellettuali; un’altra a Torino, nella quale tutti questi stimoli sono assenti e mi ritrovo a parlare di nulla, a “pestare l’acqua nel mortaio” e mi sto lentamente abbrutendo travolta dal fiume di mancanza di significato e di pregnanza nel quale sono immersa…
Forse sono troppo snob, ma non riesco a rassegnarmi allo small talk quotidiano se esso non è, almeno ogni tanto, ossigenato da digressioni intellettuali e questa condizione mi pesa, mi schiaccia, anche perché non si confà all’ambiente che frequento. L’Università dovrebbe essere un pozzo di scintille che danno fuoco alle micce del sapere e, invece, si è rivelata soltanto un serbatoio di banalità che annacquano l’acume di chi si illude che sia un luogo di crescita culturale e spirituale. Tutto questo mi fa sentire fuori posto ed è ingiusto, perché non sono io ad essere caduta in un equivoco, è tutto il resto che è sbagliato, che si è svenduto, che è svilito, che è finito in pasto al tritacarne della produttività a tutti i costi, di un’idea di modernità ed adeguatezza ai tempi che porta solo ad un abbassamento della qualità e ad un appiattimento dei livelli. Nel lungo periodo, temo, tutto ciò potrebbe rivelarsi fallimentare e io stessa sarei trascinata in questo crack. A volte (sempre più spesso, in verità…) mi pare di aver sbagliato i miei calcoli, di essermi illusa – come tipicamente facciamo noi del Sud – che al Nord ogni cosa dovesse per forza essere migliore e che non avrei potuto che trarre beneficio dalla scelta di prendere la valigia ed andare via; pertanto quello che vedo adesso mi avvilisce, la delusione monta come la schiuma delle onde nel mare in tempesta e sommerge ogni cosa. E ne risente la qualità della mia vita, ne risentono i miei rapporti umani e mi spiace, ma non posso nascondere il senso di nausea che provo quando penso a mesi interi passati senza avere scambi significativi dal punto di vista intellettuale, al sacrificio e alla compressione delle mie passioni perché altrimenti non sarei compresa. Ciò non significa che a Torino non vi sia nessuno con degli interessi simili ai miei, (il problema è che io non ho incontrato queste persone), o che qui, a Milazzo, possa intrattenermi a conversare dei massimi sistemi con il primo individuo trovato per strada, però c’è qualcuno con cui sì, posso farlo e mi basta…
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Il vuoto – Franco Battiato -
La Sicilia, il suo cuore
Come Chagall, vorrei cogliere questa terra
dentro l’immobile occhio del bue.
Non un lento carosello di immagini,
una raggiera di nostalgie: soltanto
queste nuvole accagliate,
i corvi che discendono lenti;
e le stoppie bruciate, i radi alberi
che s’incidono come filigrane.
Un miope specchio di pena, un greve destino
di piogge: tanto lontana è l’estate
che qui distese la sua calda nudità
squamosa di luce – e tanto diverso
l’annuncio dell’autunno,
senza le voci della vendemmia.
Il silenzio è vorace sulle cose.
S’incrina, se il flauto di canna
tenta vena di suono: e una fonda paura dirama.
Gli antichi a questa luce non risero,
strozzata dalle nuvole, che geme
sui prati stenti, sui greti aspri,
nell’occhio melmoso delle fonti;
le ninfe inseguite
qui non si nascosero agli dèi; gli alberi
non nutrirono frutti agli eroi.
Qui la Sicilia ascolta la sua vita.
Leonardo Sciascia
(La Sicilia, il suo cuore 1952)
Vale lo stesso, anche se non vengo dall’entroterra…
Aspettami: sto arrivando!
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Grana – Tinturia
