Illanguidire e disperare nel passato sono stati i verbi che più mi si addicevano e ho sempre creduto che fosse inevitabile, indipendente dalla mia volontà e che la causa fosse l’imperizia, o il dolo, della Fortuna. Ma le reazioni sono sempre elicitate dalle azioni: non spuntano dal nulla e non si compiono in un nulla atemporale, al di là delle leggi di causa-effetto.
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Ho smesso di sgranare rosari di recriminazioni e malumori. Se le carte di questa mano non sono favorevoli, posso sempre aspettare quella successiva…Listening to:Waiting on an angel – Ben Harper1 commento su Ladybug on a four-leaf clover
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Dieci: i minuti che mi concedo per scrivere questo post prima di andare a dormire.
Nove: il voto per le merendine “Pan di Stelle”.
Otto: i giorni prima che ricomincino le levatacce.
Sette: il numero di volte in cui mi pento di quello che ho fatto e di quello che non ho fatto.
Sei: le vecchie copie di City che ancora aspettano di essere buttate.
Cinque: le ragazze che continuano a ridere a crepapelle nonostante le facce di disappunto della gente intorno.
Quattro: il numero dei sogni che devo ancora realizzare.
Tre: le volte in cui rifiuto prima di accettare.
Due: le alternative possibili.
Uno: il proposito un po’ folle di cedere e, per una volta, guardare al mondo con un incauto ottimismo…
Listening to:
Like a rolling stone – Bob Dylan -
Non importa il fatto che mi sia sentita come un bufalo accerchiato dai pellerossa. Non importa perché è soggettivo e la soggettività inganna. E tuttavia è successo.
Il problema è che non conosco la morfologia e la sintassi di quel messaggio e riconosco dei significati, ma non riesco ad interpretarli, o li fraintendo.
Cerco di vedere, provo a tracciare dei segni con l’indice sul vetro fuligginoso, ma lo sporco è incrostato e non viene via.
Listening to:
Leaning against the wall – Kings of Convenience -
La consolazione ha bisogno di una cartina dettagliata. Sembra che non abbia nessuna idea di dove dirigersi.
Le cose ultimamente non vanno per il verso giusto e tutte le attese si vedono sbattere la porta in faccia da una realtà indesiderabile…
Il mio destino a volte è sadico e dilatorio. Rimanda sempre la sentenza. O forse no. Ma come posso esserne certa? Odio i refusi e odio ancor di più non sapere se davvero si tratti di un refuso. E’ spaventoso pensare quanta differenza possa fare la presenza di un segno grafico oppure di un altro.
Listening to:
Running up that hill – Kate Bush -
“Trauriger Sonntag dein Abend ist nicht mehr weit
Mit schwarzen Schatten teil ich meine Einsamkeit
Schliess` ich die Augen dann seh` ich sie hundertfach
Ich kann nicht schlafen und sie werden nie mehr wach
Ich seh` Gestalten ziehen im Zigarettenrauch
Lasst mich nicht hier sagt den Engeln ich komme auch
Trauriger Sonntag
Einsame Sonntage hab ich zuviel verbracht
Heut mach ich mich auf den Weg in die lange Nacht
Bald brennen Kerzen und Rauch macht die Augen feucht
Weint doch nicht Freunde denn endlich fühl ich mich leicht
Der letzte Atemzug bringt mich für immer heim
Im Land der Schatten da werd ich geborgen sein
Trauriger Sonntag”
Wo bist du?
Was denkst du?
Listening to:
Gloomy Sunday – Billie Holiday -
I miei pensieri incidono il silenzio facendo zampillare un flusso di sangue nero che sgorga dalla pelle di questa tarda mattinata grigia di inverno.
I miei pensieri non sanno niente, ma presumono molte cose; è questo il loro problema.
I miei pensieri corrono troppo veloce, hanno troppa fretta, sono impazienti.
I miei pensieri mentono a sé stessi, sapendo di mentire e non hanno sensi di colpa.
I miei pensieri soffrono di insonnia.
I miei pensieri giocano con le parole costruendo cattedrali barocche di sillabe.
I miei pensieri non vanno d’accordo con le azioni, non amano sporcarsi le mani.
I miei pensieri sono manichei e ingenui.
I miei pensieri non conoscono la strada per uscire dalla loro scatola e trasformarsi in suoni modulati.
I miei pensieri sono timidi.
I miei pensieri attendono il momento in cui capiranno se sono assolutamente inutili oppure no.
Listening to:
Eu sei que vou te amar – Caetano Veloso -
L’uomo è un essere costantemente e irrimediabilmente insoddisfatto, famelico di novità, di traguardi, di premi e questo ci rende viandanti ciechi al perpetuo inseguimento di entità vaporose che chiamiamo sogni. Poiché sembra che essi debbano sempre per forza precederci, durante la ricerca di qualcosa il rischio di non trovare ciò che si stava cercando è concreto e sempre in agguato, tuttavia non è detto che sia una maledizione. Può capitare di inciampare in qualcosa di cui non ci si immaginava neppure l’esistenza e che questo “incidente” non risulti per nulla nefasto né sgradito. Basta vincere il senso di improvvisa instabilità (derivante dalla sorpresa e dall’impreparazione mentale) che fa traballare le ginocchia e accettare con curiosità il dono inaspettato che non cercavamo e che non ci stava cercando, eppure, per qualche motivo imperscrutabile, era destinato proprio a noi.
Listening to:
Airbag – Radiohead -
Spesso, tra il serio e il faceto, ho affermato di essere un’esteta. Giocando magari ad estremizzare la cosa, ma con assoluta sincerità, perché ho sempre avuto un’idea del bello ben precisa e molto “rigida”.
Ultimamente, però, mi sono trovata spesso a riflettere su cosa sia la bellezza e se abbia un senso sostenere che esista un bello oggettivo, immediatamente percepibile da tutti e non sindacabile, e se questa bellezza si accompagni – come credevo – al fascino, oppure possa essere una grazia “da cartolina”, piatta e noiosa. Con il mio solito piglio sistematico, mi sono messa a notomizzare la realtà circostante, giungendo alla conclusione che è necessario che ridimensioni la mia concezione del bello. Anche perché non è più attuale. Nel frattempo la mia sensibilità verso la bellezza è cambiata ed è ora che anche le mie vecchie idee si rassegnino ad abdicare. Perché, se è vero che in alcuni casi la bellezza è lampante e universalmente riconoscibile, è anche vero che, il più delle volte, questa bellezza, se non è accompagnata da qualche particolare “perturbante”, non riesce a farsi ricordare e a sollecitare forti reazioni emotive. La vera bellezza, a mio parere, contiene in sé qualche particolare dissonante che cattura l’occhio e fa sì che una determinata immagine si imprima nella mente diventando quasi un’ossessione. Essa si manifesta solo quando nell’esplosione dell’estasi si intravede un’ombra di disgusto.
Listening to:
Il vento caldo dell’estate – Alice -
Mi sveglio spesso di notte. Mi sveglio per pensare, come un’urgenza. Sono pensieri veloci che inondano l’estraneità di questa stanza buia, sperando di sentire qualcosa che non sia il battito regolare del mio cuore. E penso ad altre stanze, in altri edifici e a cosa accade lì e mi chiedo se al loro interno qualcuno oltre me resta sveglio. E se sì, cosa pensa e perché. Se invece dorme, mi chiedo che ritmo segua il suo respiro e provo ad omogeneizzare il suo tempo al mio.
Le mie notti si consumano tra sogno e veglia nella ricerca di comunità e comunione con il mondo che mi contiene, eppure dal quale mi sento dolorosamente rimossa. E non mi bastano più i nostri rapporti di fredda cortesia: buongiorno e buonasera e nient’altro, come se mi fosse indifferente tutto ciò che avviene al di fuori di me, come se non mi riguardasse.
La superiorità della vita contemplativa è una sciocchezza colossale.
Listening to:
Vite parallele – Franco Battiato -
Ho una memoria birichina e un inconscio dispettoso, che insieme cospirano contro di me. Parti di me che mi sono amorevolmente ostili e tracciano sogni e ricordi fallaci, che sembrano più veri del vero e traggono in inganno. Come se seguissi una pista e qualcuno avesse deciso di disseminare il cammino di tracce fasulle. E tutto questo incontrollabile proliferare di indizi inconsistenti è pericoloso e consolatorio. Mi custodiscono dentro una scatola imbottita, perchè non mi faccia male, ma imbottita di rischi. A pensarci bene la morbidezza delle sue pareti è solo un’illusione e, a giudicare dai segni che lascia, direi che si tratta piuttosto di una copertura di rovi mascherati da bambagia. Ma spero fortemente, dissennatamente, furiosamente e disperatamente di sbagliarmi.
Listening to:
Nightblindness – David Gray