Le giornate durano decisamente troppo poco, avrei bisogno di almeno 48 ore quotidiane. Gli oneri si affastellano uno sull’altro e formano un mucchio che non è possibile ignorare. La mia coscienza non mi permette di tralasciare nulla, anzi, se solo provo a girare lo sguardo sembra squadrarmi con occhi taglienti e accusatori. Mi sento minacciata dalla scomoda eventualità che mi possa essere imposta un’infamante lettera scarlatta, pur sapendo che è un’ipotesi lontanissima dalla realtà.
Avrei bisogno di una ricetta per imparare a sedare il Torquemada che è in me, per far sì che inguaini, almeno ogni tanto, il suo indice pungente.
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Black – Pearl Jam
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Aspetto la neve ed arriva una giornata caldissima…
Il clima cambia davvero. Non volevo ammetterlo, credevo che fossero ipotesi allarmistiche, ma se il 19 gennaio a Torino si può andare in giro senza cappotto alle sei del pomeriggio e con il sole già calato, che mi piaccia o no, dovrò rassegnarmi al peggio.
Il mio caro inverno si comprime sempre più e tra poco potrebbe scomaprire del tutto. Riuscirei a farmene una ragione? Credo che non sopporterei l’idea di vivere un’estate senza fine.
Oggi c’erano un’atmosfera ed un odore da pomeriggio di aprile. Strano. Quasi inquietante.
Listening to:
Il circuito affascinante – Moltheni -
Non ho mai visto una vera nevicata. Da un paio di giorni spero che all’improvviso la neve faccia la sua comparsa e guardo il cielo cercando di cogliere qualche segno che possa preannunciarla.
Spesso mi domando che odore abbia la neve fresca e cosa si provi a svegliarsi la mattina e trovare un tappeto candido sulla strada. E come sia camminare sotto i fiocchi che scendono dal cielo. Mi piacerebbe trovare le risposte a questi interrogativi. Pensavo che venendo a Torino sarebbe successo presto, invece non è stato così. Ma l’inverno è ancora lungo, dunque aspetto.
Ho aggiunto anche la neve alla lunga lista di cose che si fanno desiderare. Del resto aspettare è la cosa che so fare meglio.Listening to:
Please, forgive me – David Gray -
«Tutto resta uguale ed è normale,non c’è niente di speciale,una carogna resta taleanche coi guanti bianchi…»Tutto il divenire sembra un’inutile processione circolare. Muoversi incessantemente, senza spostarsi mai davvero. Tenendo sempre lo sguardo fisso sui propri piedi.«…E l’universo tridimensionalesta perdendo il suo coloreed è avaro di stupore e di bei pensieri…»
Le notti sono orfane del sonno e dei sogni. E durano sempre troppo poco. Troppo a lungo.
«…Tutto resta uguale, i nostri occhiannoiati e semi-spentinon si accorgono che il sole ci riscalda tuttie diventiamo semi-artificiali…»Aspetto un segno. Ogni volta che alzo gli occhi attendo una rivelazione, ma ripetutamente sono stata costretta a constatare che le rivelazioni sono più rare di quanto si possa pensare.
«…Tutto resta uguale ed è banale,non ha testa per pensare,ma nemmeno per sofisticare tutto…»Dubito delle mie stesse mani, benché le veda e sappia che sono vere e che sono mie. E dubito dei miei pensieri. Come se fossero appendici sviluppatesi a causa di un qualche spaventoso agente patogeno.«…Ed io lo so che è solo un sogno,che non ci inventiamo niente,perché tutto splende,ma noi non lo vediamo perché siamo velocissimi.E lo so che tutto è niente,che anche il bianco ha i suoi coloried andare fuoridalle case, da noi stessi,ci farebbe respirare.Ed io lo so che è solo un sogno.E’ solo un sogno.Solo un sogno…»Listening to:E’ solo un sogno – Paolo Benvegnù -
Provo ad essere più ottimista. Il futuro è un’incognita per tutti, anche per me. Spero di riuscire a convincermene. Non voglio ricadere nel mio solito errore di rovinare tutto con quelle che gli psicologi chiamano “profezie autoavveranti”.
Ascolto Caetano Veloso, mangio le meravigliose Tenerezze al caffè del Mulino Bianco, penso all’amato inverno fuori dalla mia finestra e provo a sorridere. A forza di impegnarmi la smorfia forzata diventa quasi credibile.
Stasera voglio andare a dormire contenta e fare uno di quei sogni “pilotati” che riuscivo a fare da piccola, quando distesa nel mio letto con la luce spenta mi concentravo intensamente su di una cosa fino al momento in cui mi assopivo e sognavo esattamente quello che avevo deciso di sognare.
Listening to:
O Leãozinho – Caetano Veloso -
Pensa a tutte le tue paure più recondite che si agglomerano. A un brivido che sembra cingerti le spalle. A un lieve tremito che turba la tranquillità del tuo labbro inferiore. Pensa a quanto tutto sembra inutile allora, quando ti senti già sconfitto prima ancora che siano distribuite le carte.
Listening to:
Baba O’Reily – The Who -
Ya ves, a veces me canso de ser hombre y tambiénme agota escuchar que todo va bien,y ver tristes hombres mirando al sur,y no existir si no me miras tú.Ya ves, a veces me canso de perdertey saber que estamos solosy no va a volver Guevara para darme la razónde no verte tendida en mi colchón.Y mientras tanto,estrépito de andamios,pateras y naufragios,desvelan nuestro sueño.Y mientras tanto,si hoy se cae La Habana,¿el día de mañanaquién será nuestro dueño?Así yo canto para recordarque sigues a mi lado,que aún sueñas despierta porque asívencemos el cansancio.Así yo canto para recordarque aún seguimos vivos,si no ves más allá de tu horizonteestaremos perdidos.Ya ves, a veces me canso de ser libre, de serlibre para venderme y caer muertodonde mi libertad prefiera,siempre al otro lado de tu frontera.Ya ves, a veces me canso de mí y de no tenervalor para buscarte y cometertodo delito que este amor exija.“Quieta ahí, tus labios o la vida”.Y mientras tanto,estrépito de andamios,pateras y naufragios,desvelan nuestro sueño.Y mientras tanto,si arde Lacandonasi Marcos abandona,¿quién será nuestro dueño?Así yo canto para recordarque sigues a mi lado,que aún sueñas despierta porque asívencemos el cansancio.Así yo canto para recordarque aún seguimos vivos,si no ves más allá de tu horizonteestaremos perdidos.
Listening to:
Ya ves – Ismael Serrano con Eduardo Aute -
Appurato il fatto che benché mi crei delle pie illusioni, queste non riescono a rabbonire il ribollire di umori lividi e presentimenti negativi che movimenta la mia materia grigia, posso affermare di aver raggiunto un nuovo stadio di consapevolezza. E questo rende il filo che lega i miei desideri al mio destino ancora più sottile di quanto non fosse in precedenza. Non manca molto prima che si spezzi, precipitando i miei sogni in una pozza di fango. Saperlo, esserne perfettamente conscia, non fa che acuire l’amarezza. Così questi ultimi giorni di fantasie sospese a mezz’aria diventano d’un tratto come una maledizione. Una insopportabile dilazione della sentenza. Un supplizio. Una disumana amplificazione dell’attesa e della delusione. Lo schiocco di uno schiaffo ricevuto oggi è meno doloroso dell’eco immaginata di quello che potrebbe arrivare da un momento all’altro.
Listening to:
Good things don’t always come to you – Skunk Anansie -
“On me dit que le destin se moque bien de nousQu’il ne nous donne rien et qu’il nous promet toutParait qu’le bonheur est à portée de main,Alors on tend la main et on se retrouve fou …”…Forse davvero sto ammattendo. Forse avrei fatto bene a non tendere la mano, o a ritirarla in fretta.“Sono il buffone della sorte!”, and all that shakespearean rag…Lo so, divento insopportabile quando sono troppo citazionista e criptica. Scusate. Non riesco ad evitarlo.Listening to:The Shining – Badly Drawn Boy
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Evitare di bere superalcolici prima di accingersi a scrivere un libro aiuterebbe non poco. Evitare di atteggiarsi a solutore del mistero di ogni cosa esista al mondo aiuterebbe ancora di più.
Lo so, lo so, non è carino prendersela con un morto. Mi perdoni, dottore! Eppure non posso farne a meno. Dico: ma lo faceva apposta? Mi rifiuto di credere che un laureato possa dire e credere certe assurdità. Avanti, lo ammetta, dottore: era tutto un modo per spillare soldi ai poveri imbecilli degli anni ’60 e ’70 che erano alla continua ricerca di guru e maître à penser. Lei ha capito cosa volevano e li ha accontentati. Conveniva a tutti: a lei economicamente; a loro perché così potevano sopperire al loro bisogno patologico di manuali – possibilmente in chiave spiritual-sincretista – che spiegassero qualunque cosa…
È assurdo che lei venga considerato un luminare (a meno che questa definizione non si riferisca alla sua capacità, effettivamente ammirevole, di moltiplicare mazzette di biglietti verdi), ancor di più lo è il fatto che le abbiano affibbiato l’appellativo di saggio.Più vado avanti negli anni, più mi rendo conto che oggigiorno la qualifica di “saggio” viene elargita con grande disinvoltura e magnanimità. Qual è la sola cosa che distingue i cosiddetti “saggi” da ogni altro essere umano? Pare essere la loro capacità di pronunciare il più alto numero di cavolate nel minor tempo possibile…
Listening to:
Tango canción – Gotan Project