Mi comprimo il più possibile, sperando stupidamente che sul tabellone ci sia una minuscola casella anche per me; ma, nell’illusione che il tempo perduto si recupererà, è proprio il mio posto che viene sacrificato. E la mia assenza, ahimè, non fa alcun rumore.
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1 commento su Esercizi
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La cosa di cui ho più paura in assoluto è quella sensazione improvvisa e dilaniante che non ci sia più posto per me e che la mia assenza, tutto sommato, farebbe un favore a tutti.
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A volte mi sento solo una fastidiosa escrescenza con la quale dover convivere, o un monotono rito a cui è impossibile sottrarsi, uno di quelli da celebrare nel minor tempo possibile, senza nemmeno tentare di nascondere la propria noia.
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Invisibile – Cristina Donà -
Quando il mondo capirà che essere immancabilmente impeccabili è il peggior difetto che si possa avere, sarà sempre troppo tardi. Il confine tra perfezione e mediocrità (nient’affatto aurea) è spesso così labile da essere pressoché irrintracciabile.
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Post-war – M. Ward -
Sono stanca, impaurita, delusa.
Quest’aspettare perenne mi sta sgretolando, quest’attesa proseguita anche quando ormai m’ero convinta che il mio mondo avesse trovato quella forza in grado di scuoterlo dal suo stato di quiete; invece scopro d’essermi illusa: nulla si muove, mai. Per quanto ancora? E resisterò? Ho fatto tutto quello che potevo, pregato tutti i santi che conosco, investito speranza e, voltandomi a guardare, vedo solo che anche i pochi aspetti positivi di tutta questa situazione vacillano e in maniera sempre più preoccupante.
Mi sento completamente impotente, in balia degli eventi. Mi sento esclusa, soffocata dall’impressione che nella mia vita a contare meno di chiunque altro sia proprio io, che si decida per me senza tenere in alcun conto i miei sentimenti. Soprattutto sono muta, zittita da tutto ciò che è più importante di me e dei miei problemi (ed è moltissimo, ne sono perfettamente consapevole). Sono un recipiente dal quale ci si aspetta che continui a trangugiare ogni cosa che gli si versa dentro, senza rigurgiti, all’infinito.
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Io non so trovare distrazioni, diversivi, antidoti, surrogati, passatempi, scacciapensieri, sedativi. Forse sono più generosa, più illusa o molto probabilmente solo più stupida. Si dirà che sono pretenziosa, perché non m’accontento e anche in acque meravigliosamente placide a ogni minima increspatura presagisco sventure, ma a me la mancanza di un’urgenza, un tempo tanto evidente e ingombrante, sembra più una piaga che una piega e non mi riesce di trascurarla, soprattutto se ciclicamente si rimette blandamente a suppurare. Di questo ho paura, questo è ciò che mi sfianca, e le parole non sono mai riuscite a consolarmi o a dissuadermi. Le rassicurazioni per me sono sempre state degli assegni a vuoto.
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To go home – M. Ward -
Una tarda mattinata di tepore e quiete. Il ritmo lento delle onde, uno sciabordio gentile. Ciottoli grigi e una luce precisa come una lama a rendere ogni tratto più vero del vero.
C’era il sole anche un anno fa, su quel gradino e sulla mia maglietta color petunia. Io mi guardavo i piedi, inguainati nelle ballerine indossate per dire “mi interessa davvero quello che dici, mi piace accontentarti”, e speravo che prima o poi le cose andassero per il verso giusto senza che toccasse a me spingerle, senza che potessi sabotarle con la mia solita stupida paura di tutto. C’era il sole e mi si arrossarono le guance e il collo. Certo non solo per quello.
Sole, tanto, anche stamattina su quella spiaggia e guance rosse, ma stavolta nessuna distanza, nessuna paura.
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The state I am in – Belle & Sebastian -
Essere qui e non essere qui. Raccattare le briciole perché il pane non è mai per me. Deglutire, ricacciare tutto dentro. Fare silenzio, non disturbare. Sentire io sola le cose, non essere certa che siano così e morire dalla paura d’avere, invece, ragione. Ammazzare le ore e i giorni, immaginare, pregustare i momenti e poi infrangermi contro la realtà. E aspettare, aspettare, sempre e solo aspettare.
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Da un momento all’altro – Marco Parente -
Odio quest’anticipo di primavera. Odio molte cose ultimamente, le odio come uno di quei pruriti che non si riescono a grattare via, le odio come odio che gli equilibri cambino lasciandomi ai margini senz’altra possibilità che esserne spettatrice, le odio come odio sentirmi banale e prevedibile. Da sempre e per tutti sono quella che è qui e non potrebbe essere altrove, sono quella che non ha mai di meglio da fare, sono un obbligo noioso da adempiere a intervalli regolari. Soprattutto sono quella che si può dimenticare, tanto, quando ci si ricorda di lei, la si ritrova sempre quieta al solito posto, come un soprammobile.
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Primary colours – The Horrors -
L’asticella è sempre un po’ troppo in là. Io prendo una lunga rincorsa, mi slancio allargando le braccia e salto più in alto che posso, ma non serve a nulla perché tanto viene sempre inevitabilmente giù. Per quanto mi sforzi, non è mai abbastanza. Nonostante tutto valgo sempre un po’ meno del necessario, eppure vorrei disperatamente vincere almeno una volta, una sola.
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Belle & Sebastian – Belle & Sebastian