You’ve been listening to the answers to your own questions for too long. That’s
what dries up a writer — not listening (we all dry up, it’s not an insult
to you). That’s where it all comes from. From seeing, from listening.
Lasciarsi permeare dal mondo. Intridersi delle sue immagini, dei suoni e degli odori. Restarne sbigottiti, nel bene e nel male. La ricetta per ricominciare a scrivere è semplice e ben nota.
Ma ogni ipotesi di slancio creativo s’infrange miseramente contro l’ostruzionismo della quotidianità. Dei suoi impegni, delle sue scadenze, dei suoi rituali tediosi e ineludibili. Dunque non si ha nulla da dire, ché quel che rimane sono solo gli acri rigurgiti che risalgono come ovvio esito del monotono osservare un orizzonte angusto: il proprio riflesso.
E questa, a suo modo, è un’altra sciagura, ché entro i confini d’un ecosistema minuscolo nemmeno è dato di vedersi con cinica oggettività. L’uomo, animale sociale con innato spirito pioniere e pellegrino, rivela e conosce pienamente se stesso solo nella relazione con l’altro e con l’ambiente circostante, mentre quand’è asserragliato nella propria rocca interiore si vaglia attraverso il filtro delle proprie illusioni e parzialità, dipingendo un quadro di sé che non può essere altro se non un tentativo abborracciato.
È certamente un traguardo da festeggiare l’aver compreso finalmente quanto sia inutile, noiosa e mediocre questa scrittura ostinatamente confessionale, ma l’abitudine caparbia al gesto solito di tanto in tanto richiama a fare quel che s’è sempre fatto e a rompere il silenzio.
Mentre in sottofondo suona un album di oltraggiosa banalità, che nemmeno il caratteristico sound arioso e riverberante – che forse, tocca ammetterlo, è ormai diventato vetusto e superato – di Daniel Lanois riesce a sollevare da un’insignificanza che non può non rattristare chiunque ai tempi sia stato folgorato da Funeral, e che nel suo miglior momento suona come la versione estremamente annacquata d’un brano scartato dei New Order, si cerca di tirare le fila di un discorso sconnesso, intavolato solo per evitare che questo posto viola diventi un angolo derelitto. E non si può far altro che ammettere, con rassegnata delusione, che questo è il massimo di cui si sia capaci al momento e sperare in tempi migliori.
Listening to:
I love her shadow – Arcade Fire