Death is the sword that hangs on a single hair;
And that thin tenuous hair is no more than love,
And yours is the silly head it hangs above.
Non ci si pensa, a volte, a quanto si è precari a questo mondo, a quanto poco basti per trasformare un “è” in un “fu”. Eppure bisognerebbe tenerlo sempre a mente, per non rischiare di sprecare il tempo immaginando di averne all’infinito. Tuttavia – come ha scritto un poeta – questa cosa alla quale non possiamo sfuggire non riusciamo nemmeno ad accettarla, ed è solo sorvolando su di essa, lasciandoci assorbire dalla routine del mondo intricato e indifferente di cui siamo inquilini temporanei, che possiamo andare avanti di giorno in giorno. Ché, sì, la fede può confortare e l’ateismo suggerire che nessun essere razionale possa temere ciò che non potrà sentire, ma ai margini della coscienza rimane sempre “un piccolo alone sfocato, un brivido permanente”.
Perché il problema è il non conoscere né come, né dove, né quando. Il problema è il non poter nemmeno immaginare il nulla assoluto di Epicuro e di Lucrezio, per via dell’incapacità intrinseca del pensiero di sopprimere sé stesso. Il problema è il non sapere cosa ci sia di là e che sogni porti con sé il sonno di quest’anestetico dal quale nessuno s’è mai risvegliato. E quest’ignoranza è come le spire di un serpente intento a stritolarci. Così, a pensare sul serio alla morte, alla nostra morte, più che essere spinti all’efficienza del carpe diem, si diventa vili e, come Amleto, paralizzati dall’inazione. Ché in fondo fare o non fare cosa cambia? Che importa presentarsi o meno all’appuntamento a Samarcanda, se tanto ovunque siamo sarà lei a trovarci?
Non ci sarà appello contro la sentenza, quando arriverà. Non esiste scudo contro questa spada di Damocle che penzola sulla testa di ciascuno. Però, in attesa che cada si può ricorrere all’unica cura palliativa efficace che abbiamo a disposizione. Nel frattempo si può provare a ripararsi sotto l’amore, la sola cosa in grado di riempire di vita la vita. Purché sia devoto e disinteressato e non sia tiepido, non importa in quali e quante forme – ἀγάπη, ἔρως, φιλία, στοργή, ξενία, carità evangelica, passione per un’arte o una scienza… – sarà carburante sufficiente a respingere l’inerzia spaurita.
E il giorno stabilito la morte verrà, verrà comunque e puntuale, ma ci troverà già spolpati fino all’osso. Che giunga a prenderci prosciugati, esauriti, rauchi, esangui, stremati! Qualunque cosa ci sia di là, che si faccia in modo di scoprirlo leggeri, avendo già dilapidato di qua fino all’ultimo minuzzolo di quel che si poteva spendere di sé.
Listening to:
This could be Texas – English Teacher