La perdita che duole di più è quella di ciò che non si è avuto mai. Il rimpianto che si mescola al rimorso è la nostalgia nel suo abito più adatto, nella sua manifestazione più pura. Una malinconia che si dilata tra passato, presente e futuro in un eterno atemporale nel quale l’errore è sempre attuale e comunque sempre distante, dunque irreparabile. Un’assenza che, come dice il poeta, è per sua stessa natura presenza più acuta, che trascina uno strascico di fili che non si troncano. Si attorcigliano, s’ingarbugliano, ma non si spezzano, né mai si potrebbe desiderare che fosse diversamente, perché quello spazio rimasto vacante è un vuoto che dà pienezza ed è il vessillo della propria identità più di quanto non lo sia il volto.
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