I’d brush the Summer by
With half a smile, and half a spurn
È arrivato presto quest’anno – ed esuberante di pioggia e di vento – l’autunno; non in anticipo sul calendario, ma certamente prima di quanto sia usuale da queste parti. S’è fatto assaggiare quasi come una primizia d’inverno e poi d’improvviso è tornato nei ranghi, esibendo la solita sequela di mattine limpide, tiepide e dorate che scemano in pomeriggi ogni giorno più brevi, intercalata d’occasionali ugge e acquazzoni.
Se solo ci fosse ancora un posto qui in cui godere del crepitìo delle foglie secche sotto le suole, non si potrebbe chiedere di meglio. Sfortunatamente, la manutenzione del verde pubblico non è soggetta ai desideri individuali, così gli unici alberi con una chioma decidua che ci fossero nelle vicinanze sono stati brutalmente accorciati ormai oltre un anno fa, perché non intralciassero la ristrutturazione della villa comunale, e le macchie sparse di sempreverdi che punteggiano altre vie e piazze non possono per definizione supplire alla mancanza.
Rimangono, però, tutti gli altri riti consolidati e i generi di conforto che rendono questa parte dell’anno la mia preferita e forse non è il caso di drammatizzare. Eppure certe assenze, al pari di certe attese, hanno un pungiglione specialmente aguzzo, che pizzica più a fondo e le rende estremamente ostiche da sopportare.
Listening to:
Ramble on – Led Zeppelin