Evitare di bere superalcolici prima di accingersi a scrivere un libro aiuterebbe non poco. Evitare di atteggiarsi a solutore del mistero di ogni cosa esista al mondo aiuterebbe ancora di più.
Lo so, lo so, non è carino prendersela con un morto. Mi perdoni, dottore! Eppure non posso farne a meno. Dico: ma lo faceva apposta? Mi rifiuto di credere che un laureato possa dire e credere certe assurdità. Avanti, lo ammetta, dottore: era tutto un modo per spillare soldi ai poveri imbecilli degli anni ’60 e ’70 che erano alla continua ricerca di guru e maître à penser. Lei ha capito cosa volevano e li ha accontentati. Conveniva a tutti: a lei economicamente; a loro perché così potevano sopperire al loro bisogno patologico di manuali – possibilmente in chiave spiritual-sincretista – che spiegassero qualunque cosa…
È assurdo che lei venga considerato un luminare (a meno che questa definizione non si riferisca alla sua capacità, effettivamente ammirevole, di moltiplicare mazzette di biglietti verdi), ancor di più lo è il fatto che le abbiano affibbiato l’appellativo di saggio.
Più vado avanti negli anni, più mi rendo conto che oggigiorno la qualifica di “saggio” viene elargita con grande disinvoltura e magnanimità. Qual è la sola cosa che distingue i cosiddetti “saggi” da ogni altro essere umano? Pare essere la loro capacità di pronunciare il più alto numero di cavolate nel minor tempo possibile…
Listening to:
Tango canción – Gotan Project
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