[…] heu, quam quae studeas ponere ferre grave est!
Nam desunt vires ad me mihi iusque regendum;
auferor ut rapida concita puppis aqua.
(Ovidio, Amores, II, 4, vv.6-8)
Ciò che dovrei deporre è cucito a doppio filo alla mia anima e non c’è modo di rimuoverlo senza lacerarla. E io ho paura di sanguinare. Ho paura che si scateni un’emorragia che mi debiliti, ma – quel che è peggio! – ho anche paura che possa accadere il contrario: paura di constatare di aver perso anni di vita tributando un culto a un idolo vuoto.
Listening to:
Un desiderio innocuo – Moltheni
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