Cristiano Godano è un manipolatore formidabile della lingua italiana. La piega, la assottiglia, la rende rarefatta e l’impasta, la spiana, la ispessisce. Forse adesso è un po’ meno ellittico di quanto non fosse in passato, ma ciò che scrive non ha perso fascino e resta sempre icastico e dotato di un’efficacia raggiunta da pochi altri suoi colleghi nel nostro paese. “Uno” conferma la sua vena e rappresenta una sterzata dei Marlene Kuntz verso la canzone d’autore. Però, forse la sua straordinaria padronanza della scrittura inizia a debordare e a farsi prevaricante, perché in quest’ultima prova la musica resta quasi in secondo piano, così da consentire ai suoi testi – spesso davvero sontuosamente “letterari” – di risaltare adeguatamente.
Per niente noise e piuttosto melodico, “Uno” è – almeno per me – convincente solo a metà. Scarnificare i suoni e “allentarne” la compattezza, rinunciando al sound denso e stridente che aveva reso noto il gruppo e l’aveva rapidamente fatto amare dal pubblico più esigente, è un vero atto di coraggio, che va apprezzato e riconosciuto; ma non ci si può esimere dal notare che, purtroppo, questo sembra essere l’ennesimo caso di un male tipicamente italiano, che prevede, come una sorta di tappa obbligata a un certo punto della carriera di un solista o di una band, il tendere verso il songwriting “raffinato”. In molti hanno provato a “riciclarsi” in questa direzione, ma non sono stati altrettanti a ottenere un risultato che rispettasse le aspettative, tanto che spesso viene da dire, citando uno che di cantautorato di qualità ne sa qualcosa, che in fondo “bella non è questa musica magra / anche lei sotto al torchio di troppe parole”. Temo di dover ammettere che il giudizio valga anche per i Marlene, ahimè!
Listening to:
Canto – Marlene Kuntz
P.S. Per il momento mi va di scrivere di musica, avete notato?
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