Uno di Tre

Se ciò non andasse contro tutte le regole non scritte che mi sono data riguardo al blog, oggi creerei tre post diversi. Il primo sul PD, che delude ogni giorno di più e non ha ancora compiuto un mese di vita. Per il secondo prenderei spunto dalla notizia dei naufragi delle navi dei clandestini diretti verso le nostre coste. Nel terzo racconterei del mio viaggio. Ecco, visto che non posso scriverli tutti oggi, partirò con l’ultimo, che è anche quello soggetto a un “deperimento” più rapido, e mi dedicherò agli altri in seguito. Tanto sono certa che il PD non smetterà a breve di causarmi il mal di pancia, e che quelli annegati in questi due giorni, purtroppo, non saranno gli ultimi migranti a morire nel tentativo di sbarcare sull’italico suolo.

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In tutta onestà devo ammettere che questa volta le funeste previsioni riguardo alle mie compagne di viaggio si sono rivelate eccessivamente pessimistiche: tutto sommato non è andata male. Ho viaggiato con una signora di Misilmeri che era a Torino per vedere la figlia. Una donna gentile e taciturna, che mi ha risparmiato le solite inutili e fastidiose raffiche di domande riguardo a età, motivo del mio essere a Torino, eventuale fidanzato, e così via. Con noi c’era anche una bella donna straniera (probabilmente maghrebina), altissima e anche lei molto riservata. Doveva essere piuttosto stanca e ha dormito per quasi tutto il viaggio. Così, almeno fino a Pisa, le cose sono andate in modo più che soddisfacente e sono riuscita perfino a leggere un centinaio di pagine del libro che avevo con me, cosa che solitamente non accade a causa della logorrea delle altre persone nello scompartimento. Fino a Pisa, dicevo, perché lì è salita una donnina minuscola, poco più di un metro e trenta, di settant’anni al massimo (ma che ne dimostrava almeno dieci in più), che appena entrata mi ha subito fatto capire che la musica sarebbe cambiata radicalmente. Primo: con più di un metro di sedile libero, la signora ha comunque deciso di sedersi a una distanza da me che, se fosse stata un uomo, mi avrebbe consentito di denunciarla per molestie. Secondo: ha iniziato immediatamente a sbuffare e chiedere quando saremmo arrivate, cosa piuttosto assurda, visto che mancavano ancora più di dodici ore di viaggio per me e ben quattordici per lei e le altre. Terzo: dopo meno di quindici minuti trascorsi sul treno, è dovuta andare in bagno per la prima volta. Erano solo i prodromi della catastrofe che avrebbe avuto luogo la notte. Infatti, la signora si svegliava ogni ora e tre quarti per recarsi ai servizi, cosa che non mi avrebbe infastidito se a) non fosse stata incapace di aprire la porta dello scompartimento e non avesse quindi avuto bisogno che lo facessi io per lei ogni volta; b) il nostro scompartimento non fosse stato quello più vicino al bagno, che sui treni, come tutti sapete, non profuma propriamente di pulito e l’aprire la porta così spesso non faceva altro che permettere a tutto il tanfo d’insinuarsi all’interno…
Dunque, la mia notte in bianco  – come sempre, ché in viaggio comunque non riesco a chiudere occhio – è trascorsa ammorbata dal puzzo di urina, facendo su e giù dalla cuccetta per far da portiera alla signora.

Ma mi consolo pensando che adesso sono a casa, e che sarebbe potuta andare molto peggio.

Listening to:
A window – The Radio Dept.

2 risposte a “Uno di Tre”

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    Anonimo

    Ma prendere un bel volo? Anche se l’ultima volta ho assistito ad una scena tra due che, pur essendo italiani, si insultavano in inglese: “You’re fuckin’ my space”, “My «shudders» are broken”. Ma per il resto si viaggia da Dio, sai … l’altezza!

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  2. Avatar
    Anonimo

    Un tranquillo viaggio di paura!! Mimmo

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