Del resto, non c’è speranza che non vinca. Se si va al voto, oggi come oggi la maggioranza degli elettori è composta da cerebrolesi indotti, che passano la vita a guadare le reti mediaset e a rimbambirsi di conseguenza. In più, i diciotto-ventenni attuali sono stati praticamente allevati dal modello berlusconiano diffuso tramite le sue Tv, davanti alle quali genitori assenti, oberati di lavoro e distratti, li piazzavano per diverse ore al giorno, riuscendo in questo modo a risparmiare un po’ sulla baby-sitter. Così questi giovani sono stati convinti ad abdicare alla propria intelligenza ed inseguire sogni di plastica, come diventare una velina o partecipare al Grande Fratello, squalificandosi di fatto, più o meno volontariamente, al rango di subumani. Tutti questi ragazzi non si rendono conto che Berlusconi li ha privati della cosa più preziosa: l’ambizione. Ma non l’ambizione rapace, quella alla Ricucci o alla Briatore, veri e propri santi nel pantheon del Cavaliere. Il modello berlusconiano ha castrato le coscienze, eliminando alla radice il pericolo che si verifichi un attrito tra le classi sociali. Nessuno oggi ritiene che sia ingiusto che un dirigente guadagni mille volte più di un operaio. Nessuno oggi scenderebbe in piazza, come hanno fatto i giovani francesi, per protestare fermamente contro la precarietà nel lavoro. Berlusconi ha assopito le menti e si è messo al riparo da ogni possibilità di conflitto sociale. La gente è stata addomesticata ad accettare tutto passivamente come se non fosse possibile porre rimedio ad alcunché. Il qualunquismo e l’antipolitica dilagano. E questo fa comodo a Berlusconi non solo come Presidente del Consiglio, ma soprattutto come imprenditore ed esponente della classe egemone. Perché così né lui né i suoi eredi dovranno mai temere di essere messi in discussione da un popolo scontento e determinato a mettere fine ad una inaccettabile sperequazione sociale.
Torneremo presto ad avere un’informazione imbrigliata e di parte, a vedere ai telegiornali una realtà fasulla confezionata apposta per rimbecillirci. Ad essere lo zimbello di tutte le nazioni democratiche ed anche di qualcuna che non lo è.
Questa dittatura serpeggiante è il peggio che possa riaccadere all’Italia. Al mio Paese, che amo anche se spesso non me ne dà motivo. Ed è triste constatare che adesso per insediare un “dittatore” non serva più la forza, ma basti andare alle urne. E questa volta sarà un vero plebiscito.
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